Preziose precisazioni
Leggo su Repubblica di oggi (edizione locale) che il sindaco di Castellammare di Stabia (Na), Luigi Bobbio, ha chiarito puntigliosamente che l’imminente ordinanza creativa (ma in effetti lo strumento, questa volta, non è un’ordinanza bensì un normale regolamento di polizia urbana) che ha suscitato ironie perfino oltre i confini nazionali non vieta affatto di indossare la minigonna. Solo, prevede sanzioni per le indossatrici di minigonne che lascino vedere (o intravedere, non saprei) gli indumenti intimi.
Nel senso delle mutand(in)e — suppongo – ché le calze non c’è modo di non vederle.
Inoltre, il sindaco tiene a ricordare a tutti coloro che scrivono l’esistenza di un reato di pubblicazione di notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico (che pare quasi una minaccia, ma magari è solo una mia sensazione).
In definitiva, io resto della mia idea: la soluzione più sicura, per le amiche di Castellammare che amino le gambe libere, sarà indossare degli short (magari a vita non troppo bassa) inneggiando agli anni ’70 piuttosto che ai ’60.
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La dernière bêtise (à la mode de chez nous)
L’espressione francese rende meglio l’idea, visto che ormai siamo oltre le normali ordinanze pazze e/o creative.
Il luogo è Favara (Agrigento). L’oggetto è il linguaggio del corpo abitualmente utilizzato in caso di funerali. Il risultato dell’ennesima ordinanza di un sindaco è che sarà proibito condividere il lutto e il dolore in modo fisico.
Però c’è tempo fino al 10 dicembre per adeguarsi alla nuova regolazione dei sentimenti.
Che poi il riferimento alle bestie mi pare consono a questo ultimo effetto della doppia, o magari tripla, sindrome da decoro/sicurezza + ‘influenza suina.
E ora, ecco a voi il divieto preventivo

Per il solito kebab (anche se a proporlo ancora nessuno ci ha provato, lì nel bergamasco), e per i phone center (che invece il problema si era già presentato).
Niente telefono casa, dunque. Solo per “questione di decoro”, mica per altro…
E poi il divieto preventivo riguarderebbe pure le pizzerie (sempre se qualcuno volesse). Ma non le periferie, chè lì il decoro è meno importante, come si sa.
via Civati
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ps. Poi ci sarebbero un po’ di dettagli e aggiornamenti per la questione burkini, ma ne parliamo un’altra volta ché qui si va a 3 all’ora.
Ceci n’est pas Hopper

Lui si chiama Jon Rafman. Vive e lavora a Montreal, Canada, ma le viste di googlestreetviews parlano di situazioni molte e molto diverse, tutte originariamente catturate in quel mondo/modo “senza morale” del progetto Street View di Google, nato semplicemente per arricchire le mappe.
Credit. Avvistato su Repubblica online (chi sa perché è disabilitato il tasto destro per i link esterni, anche se si aprono comunque in un’ altra pagina) ma l’articolo da leggere è quello di Art Fag City, un po’ indirettamente linkato.
Le Ramblas di Torino
Sperando che non si tratti solo di fuffa(s). E però io comunque al Pala il nome glielo cambierei.
Anche perché mi piace pensare che tutto il resto conta assai più dell’archistar in questione, il cui cavatappi — leggo qui — “completato nel 2004 … finora ha solo ospitato eventi e mostre itineranti ma resta per gran parte dell’anno vuoto e distante dai fervori del resto della piazza”.
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Credit. Bisogna saper scegliere è su Flickr ed è una foto di Metella Merlo.
Aggiornamento ordinanze creative
Roma. Fino al 20 settembre, dalle 21 alle 6 di mattina, sono vietate vendita e “somministrazione” di alcolici per l’asporto. Ma “solo” a Campo de Fiori, Trastevere e Rione Monti, e poi al Pigneto, a San Lorenzo, a Ponte Milvio e ad Ostia.
Dunque, lì, niente birra o drink fuori dai locali, nemmeno nell’orrido bicchiere di plastica.
Per chi si adeguerà alle nuove regole — e questo mi pare il punto più creativo della disposizione — arriva il premio: un marchio di qualità e la possibilità di una lunga apertura: fino alle 5 del mattino.
Però con “obbligo di dare mezz’ora di tempo perché chi ha bevuto possa smaltire l’ebbrezza, periodo di tempo in cui potrà essere somministrata solo acqua”.
Per la Campania, invece, rinvio alla ottima sintesi del mio vicino di cortile ottanta/cento, che si è avviato a balnearsi un po’ più a nord.
Dove però certamente non potrà godere del cocco (fresco). Anche per i motivi di cui al post di sotto.
Ora che le ronde ci sono, e i rei pure
Ieri stavo per mettere questa notizia sull‘asilo multietnico torinese: friendly (o buonista, direbbe qualcuno).
E pensavo che a volte pure le mode possono aiutare. Poi mi sono distratta.
Oggi invece ho letto il pezzone domenicale di Jenner Meletti che torna sulla questione vucumprà di spiaggia (adriatica, ma forse non soltanto) protetti dai turisti e più o meno cacciati (anche con l’esercito talvolta), da amministratori di ogni tipo e natura (ché la spiaggia senza ambulanti non è né di destra né di sinistra). E mi sono prontamente ri-depressa.
ps. In particolare, l’uso creativo del segway mi pare un’autentica mostruosità. A meno che non dica qualcosa che non riesco a capire sulla trasformazione della spiaggia in luogo di passaggio (non-luogo è una espressione che inizierei ad abolire). E comunque vedo che non solo gli antesignani di Ravenna sono fieri dei risultati, ma fanno proseliti.
Libertà e paletti (niente perline colorate)

A me pare che il discorso, in un paese normale, in fondo sarebbe semplice.
Al punto uno ci sarebbe, ancora, l’affermazione che la “libertà” che più ci libera non è quella di abortire, ma quella di non abortire. Ovvero, non soltanto essere informate su ogni possibile mezzo anticoncezionale, ma potere accedere a ciascuno di quei mezzi con ragionevole facilità-velocità. Tutti i mezzi, dal preservativo al diaframma (ve lo ricordate il cappuccetto plasticoso? in Italia non si vende più, da anni: vietato di fatto, dal “mercato”).
Poi, come sarebbe ovvio (sempre in un posto normale) — diciamo punto uno bis — c’è da garantire che le donne che arrivano a decidere per un aborto possano effettivamente abortire, in tempo utile, e che possano scegliere liberamente in che modo farlo. Anche qui, perciò, si tratta di disporre di informazioni complete, molte e corrette. E di una “assistenza” efficiente e discreta, non soltanto sanitaria ma perfino umana.
Che non miri, dunque, a coltivare i sensi di colpa, che non ti tratti come una peccatrice, che non cerchi di indirizzarti verso le tecniche più comode per l’ospedale oppure, peggio, (di fatto) verso la clandestinità.
Avviso.
Questa è una nota scritta sul mio Facebook. Mi scuso chi avesse già letto
di riproporla qui, però qui le cose sono un po’ meno effimere. Solo un po’.
The Sound of Silence (gente in cerca di)
Essendo la soprascritta una solitaria, e per giunta ormai avviata verso una (onorevole) mezza età — piccolo borghese e malmostosa qb – sarei perfino pronta a capire l’esasperazione di Aldo Grasso.
Però mi chiedo: possibile che fra gli opinionisti non ce ne sia mai nemmeno uno che sia un po’ amante del casino urbano?

ps. Per non parlare del fastidio di altri insospettabili opinionisti per il casino vacanziero (per di più straniero e nordico).
Ordinanze creative. Seconda serie
update 29 luglio (ieri non riuscivo a trovare il video).
Solo per dire: chi sa se da noi una situazione di questo tipo sarebbe ritenuta sufficientemente decorosa. E divertente.
Poi, ovviamente, anche lì c’è sempre qualcuno che non è d’accordo, ma questa è un’altra storia.
Mi pare di capire che l’estate sia la stagione preferita dai sindaci per sbizzarrirsi con le ordinanze. Forse perché, con il caldo, le persone stanno di più per strada, cioè nello spazio pubblico più elementare che esista.
Anche quest’anno, quindi, è iniziata la sequenza.







