Quello che mi fa più impressione è che Diego Bianchi avrà almeno 15 anni meno di me, eppure ci sono dei passaggi, nell’ultima puntata di Tolleranza Zoro, la nove, dove mi sembra di vedere un’altra me.
Come se il passaggio per quel maledetto partito — in uno qualunque dei vari stadi pre-piddi (pci, pds, ds) — avesse comunque segnato tutti noi. Anche se noi non si sa bene chi.
Insomma, mi associo al coro degli amanti dell’opera (e dell’autore), ridenti e/o commossi (più spesso tutt’e due le cose).
ps. L’unica vera differenza (sarà l’età?) è che io a votare il nuovo prodotto non ce l’ho fatta. ps2. Poi ci sarebbero degli aspetti seri, nascosti nel gioco del video (compresa la questione che Valter e i suoi non capiscono che le emozioni contano, e i testimonial non tanto, se addirittura non funzionano al contrario), ma sarà per un’altra volta.
Giusto per riguardarmi fra un po’…
Per ora, la mappa di Openpolis e un figurina del Politometro di Repubblica, ché quello fashante non riesco a inserirlo (mi pare di capire che i media embedded non gli piacciono troppo, o io sono incapace), poi magari ci riprovo.
per andare al giochino vero, basta cliccare sulla figura.
Ché poi in fondo funzia benissimo anche così.
Sono quelli da votare lì sopra che non tanto funziano…
Il responsabile della Cei per la pastorale giovanile trova che la discussa scena di sesso del film di (con, veramente) Moretti sia disdicevole, e si stupisce che “Nanni e Isabella” si siano prestati “a fare l’amore in piedi, vestiti, e senza guardarsi in faccia”.
Poi, non contento di essere entrato (anche) nel merito delle posizioni amorose più o meno consone — ma forse è il caso di dire più canoniche — aggiunge che sarebbe bello se “qualcuno di questi professionisti facesse obiezione di coscienza e si rifiutasse di girare scene erotiche volgari e distruttive”. Infine, confessa che vorrebbe contare sulla passione educativa, sempre dei suddetti Nanni e Isabella.
Il film non lo ho ancora visto, ma il libro di Veronesi invece l’ho letto, e con grande piacere.
Mi permetterei pertanto di suggerire ai custodi (peraltro non richiesti) delle nostre condotte che — se proprio vogliono discutere di tentazioni — potrebbero esserci altre scene del film, magari meno esplicite, ma tuttavia ad alto potenziale erotico.
Almeno nel racconto, per esempio, quella che nel video qui sopra si sta per girare è abbastanza … intrigante.
Come potreste verificare (se non avete letto il libro) anche ascoltando il primo capitolo, letto da Veronesi medesimo (scaricabile qui).
(in questo posto, della monnezza non parlo, che ne parlo fin troppo di là. Questo volantino, che sta qui per motivi puramente tecnici, resta come traccia di un tentativo di agire… che non è andato esattamente a buon fine)
update 1 marzo
sempre per motivi tecnici, ecco qui il piano comunale (semi-segreto) della differenziata: così ci possiamo intossicare il we.
La foto qui a lato è del 2005, ma stamattina Repubblica (articolo e galleria) proponeva come una novità il caso di Five Points, sorta di laMecca dei graffitisti (ignoto fin qui anche a me). La periferia diventa museo, si legge molto italianamente nel titolo. Per fortuna, però, non è così: navigare per credere.
Un po’ di storia del caso si trova qui (anche in spagnolo) e qui, con immagini (fatte a Pasqua 2007). Altre immagini si trovano qui e moltissime su Flickr. Dalle 300 e oltre foto di Barrybar — per il quale The Institute for Higher Burning è il posto where artists are welcome and don’t need to dodge the cops — a quelle di Otherthings.
Dai commenti a questa foto, peraltro, ci si può convincere che non di museo si tratta, ma di tutt’altra cosa: mutata e mutante. Tanto che si può fare la storia di un singolo muro… E poi, ovviamente, su Youtube ci sono i video (si può partire da qui).
Sul passato più lontano del quartiere — debitamente malfamato e noto fra l’altro per essere stato il luogo delleGangs of NY di Martin Scorsese (che però ne ha ricostruito l’aspetto ottocentesco a Cinecittà) — molte altre risorse, fra cui questa storia. Titolo inequivocabile: Where “The Gangs” Lived.
Chi sa… venisse qualche spunto ai nostri austeri sindaci antigraffitari?
La foto da Flickr è una delle molte intitolate semplicemente Queens, NYC, di Barrybar
A quanto pare, l’idea che il punto cruciale per le città sia il decoro non arretra di un millimetro, anzi… A Milano (e a proposito di piscine) c’è addirittura qualcuno convinto che “Essere uomini significa soprattutto questo”.
Questo video è un mio montaggio da una serie di spezzoni trovati sul sito di Nuovi Paesaggi Urbani, una associazione di professionisti che si occupa di varie cose: ambiente, paesaggio, politiche urbane, marketing e politiche di sviluppo …
Nel 1997, in modo meno professionale e organizzato di oggi, i protagonisti di questa “impresa” sono stati i promotori- organizzatori del primo rockfestival, a Bagnoli, nell’area dismessa dell’Ilva.
Poi il Festival è diventato un appuntamento stabile, ma ha anche molto cambiato aspetto e “senso” (per la città e per il futuro di quell’area), e spesso anche location.
Lo metto qui (anche) per i passanti occasionali, ma “serve” principalmente ai miei studenti, che in aula non hanno potuto ascoltarne il sonoro e ai quali ho spiegato che anche un prodotto di questo genere può essere una fonte per le loro ricerche.
Con l’occasione, quindi, li invito a curiosare nel sito che ho linkato sopra, un po’ al di là della scheda collegata. Così, per farsi qualche idea di alcuni dei possibili mestieri che potrebbero decidere di fare … dopo.
Per vagare (in altre, varie direzioni) possono invece essere utili quest’altro filmato su Youtube (per fan di Vasco) e dueTg3 di quest’estate (per chi volesse sapere cosa sta accadendo a Bagnoli oggi, forse).
Sono imperdonabile, ma proprio non riesco a trovare il tempo per scrivere ogni tanto anche qui. Eppure ci sono cose che mi piacerebbe commentare e approfondire e che ai decidiaminsiemisti non interessano di sicuro.
Intanto, metto qui un appunto (quasi per me stessa) sulla questione del colore apparso nell’acqua della chiara fontanta (di Trevi) . Che non trovo disdicevole, ovviamente.
Se ne è parlato da molte parti. Per esempio su Wittgenstein, che poi ha anche segnalato altri che ne parlavano nonchè la discesa in campo dei media mainstream (qui, il Corsera). E concordo con la scelta del blu cobalto, per la prossima volta (Gilioli). Poi avevo letto un bel postino, trovato su Blog notes, ma non so più dov’è. Lo ritroverò. E anche una foto meno ovvia di quella che gira un po’ dovunque.
La sera scese sul vicinato ... Dalle case salivano odori di frittura e profumi di insalate tagliate sottili, e una freshezza rugiadosa di cetrioli sbucciati da bagnare nello yogurt, o nella panna acida se ce n'è, e odori di cipolle che avvolgono l'aringa in piccoli piatti, e frittate che saltano nelle padelle, e fette di pane al cumino che si tagliano in tavola. Cieli d'estate si annerivano lentamente sull'orlo dell'orizzonte. Dal terzo piano salivano nuove note del pianoforte...
[David Grossman, Il libro della grammatica interiore, 1992, or. 1991]
Su Libération, lo storico Jacques Le Goff afferma: "Il metrò mi disorienta". La gente che prende il metrò tutti i giorni si sentirebbe disorientata recandosi al Collège de France? Non abbiamo l'opportunità di verificarlo.
[Annie Ernaux, Diario dalla periferia, 1994, or.1993)]
planners (e altri esperti)
A parte qualche caso di corruzione e una diffusa avidità per la "vigna altrui", all'origine dei nostri guai ci sono, nel complesso, ottime intenzioni.
[Jane Jacobs, Vita e morte delle grandi città, 1969, or. 1961)]
proto-Amazon
25 settembre 1950
Caro Frank,
... Mi spedisca anche l'Oxford Verse, per favore. E non si domandi mai se ho trovato qualcosa da qualche altra parte, non cerco più nulla da nessun'altra parte. Perché mai dovrei farmi tutta la strada fino alla 17th St. per comprare libri sporchi e mal fatti quando ne posso acquistare di puliti e belli da voi senza abbandonare la mia macchina da scrivere? Da questa sedia è infinitamente più vicina Londra che non la 17th Street.
[Helene Hanff, 84 Charing Cross, 1970]