Io faccio l’autarchico. E io di più
Forse ha ragione Rodolfo. Forse il sindaco di Caorle (Venezia), Marco Sarto, ha davvero avuto un’illuminazione e riuscirà a farsi pubblicità a costo zero, sull’onda del marchio dei marchi. E magari ci sarà davvero qualcuno a cui farà piacere un bel Chinotto (niente birra!) “nel posto più chiacchierato del momento, nella spiaggia che si è opposta al gigante planetario”.
Sia come sia, intanto, il caso di Caorle oggi è approdato agli onori della cronaca nazionale (Corsera) grazie alla guerra dichiarata alla CocaCola dal primo cittadino. Che non è nemmeno leghista: ora è a capo di una lista civica di centrodestra, ma nel primo mandato fu di centrosinistra.
La causa della guerra è l’ultimo spot della coca. Quello da tempi di crisi, con Giulia che preferisce il ragù di mammà e addirittura la cena a casa e la partita a carte a varie mondanità ed esotismi. Il quale spot, dunque, arrecherebbe seri danni al turismo italico, o veneto: non saprei.
Lo metto sotto, ove mai vi fosse sfuggito.
Però magari togliete l’audio originale e sostituitelo con la versione toscana registrata da Rublosky (che ho trovato qui), anche se è un po’ più lunga.
Add comment 24 Maggio 2009
Those were innocent times
Leggevo questo articolo (e questo) sul nuovo scandalo manifesti in quel di Napoli.
In effetti, nelle foto che accompagnano la notizia, il poster sotto accusa non si vede mai benissimo, ma si riesce comunque a capire che l’oggetto incriminato è abbastanza brutto. Il che, tuttavia, non mi sembra una ragione sufficiente per consideralo istigazione alla pedofilia e — dunque — chiederne la rimozione. Anche se il sindaco di Napoli è già scesa in campo, proprio come era avvenuto qualche mese fa per una discussa pubblicità di moda, che qualcuno ha ritenuto offensiva per le donne e/o per il Brasile, rimossa prontamente-ma-non-tanto dai muri della città.
Procedendo per associazioni di idee, e superata la rabbia che sempre mi provocano le censure (per di più stupide), la notizia mi ha fatto tornare alla memoria una famosa pubblicità del Coppertone di quando ero bambina.
Se vince il bacchettonismo un po’ paranoico di oggi — pensavo — quella pubblicità diventa un vero cimelio: nulla del genere potrà più comparire sui nostri muri. Così mi sono messa a cercare una immagine di quel famoso culetto scoperto da un cucciolo birbante (da mettere in archivio) e ne ho trovate varie versioni. Alcune delle quali sono in questo vecchio post di un blog canadese, dove si confrontano versioni antiche e più recenti di quella pubblicità.
Non saprei dire se le note di Blork valgono anche per altri paesi compreso il nostro, ma certo è alquanto impressionante notare che il divertente culetto, originariamente ben visibile, progressivamente è stato ricoperto e cancellato.
Prima riducendo la visibilità del sedere a una condizione molto simile a quella indotta dalla diffusione dei jeans a vita bassa, poi addirittura con la trasformazione del sedere in una irreale sporgenza mono-natica.
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Credit (e altre curiosità). La versione dell’ad utilizzata qui (1958) viene da questo sito. Mentre nella dida a quest’altra versione (1959) si discute ancora di trasformazioni della grafica, ma relative al colore delle parti esposte al sole e dunque legate alla preoccupazione crescente per i rischi connessi all’abbronzatura e non per la pedofilia.
La bambina, poi, è a sua volta una sostituzione. Per ragioni di correctness, ché in origine lo slogan (Don’t Be a paleface) era associata all’immagine di un indiano.
2 comments 8 Maggio 2009
Napoli, Italy
pinco pallo ha scritto alle ore xx.yy
tizi*. sono pinco pallo. mi devi fare un grande favore. se puoi. Mia figlia sempronia ha avuto contatti con XY (assessore al comune di Napoli — ndr) , per una eventuale collaborazione presso di lui. Gli ha inviato il curriculum ed una e mail ma non ha ancora avuto risposta. potresti ricordare al tuo amico XY di mia figlia e chiedergli se ha ricevuto i documenti trasmessi? grazie in anticipo e ci vediamo presto.
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Dalla bacheca Facebook di un amic*, con le sole modifiche necessarie per la privacy.
A dimostrazione (fra l’altro) che ha ragione chi sostiene che nei social network capita di trovare tutto quello che c’è nella vita ‘reale’, compreso quello che non ci piace. E benché nel suo post Vittorio trattasse di “cose” ben più sgradevoli dell’idea che avere qualche conoscenza è sempre meglio.
Add comment 22 Febbraio 2009
Uno/a almeno ci prova …
Si può aderire alla campagna Fammi scegliere.
In fondo, non esiste solo il palazzo… E in passato — proprio sulle questioni che riguardano la vita (quella vera) — quello che tante persone (donne) pensavano, alla fine, ha contato.
Add comment 12 Febbraio 2009
Il dopo Eluana è già iniziato
“Il giorno prima di spegnersi, signor ministro Sacconi, mio padre non ha più voluto nemmeno l’omogeneizzato. Sì, signor ministro, l’omogeneizzato. Perché era ormai il solo alimento che riusciva a farsi strada in quel che restava del suo stomaco. Ma gli faceva troppo male, la pancia, per pensare di aggiungere altro peso, altra sofferenza. Ha allontanato la bocca dal cucchiaio con un gesto di disgusto, e mi ha chiesto di fargli la barba. Come suo padre aveva fatto con lui trent’anni prima.
E io? Io ho deposto il vasetto, signor ministro, consapevole che mio padre non si sarebbe alimentato. Ho preparato la crema (ridicolo no? Forse era l’ultimo a farsi la barba con il tubetto e il pennello) mescolandola pazientemente con l’acqua e ho cambiato la lametta al rasoio. Poi, in pochi interminabili minuti, ho fatto la cosa più difficile di tutta la mia vita”.
Marco Cattaneo, Riposo, soldato Sacconi
Sono certa, tuttavia, che il racconto assolutamente umano di Cattaneo — come quelli dei molti lettori che stanno commentando il suo post e condividendo la sua autodenuncia — al soldato Sacconi (ove mai leggesse) deve sembrare arabo.
Oggi (10 febbraio), in ogni caso, il ministro non ha affatto smesso di stare all’erta e ha regolarmente svolto la sua parte iperattiva nel dibattito in Senato, chiuso dal voto favorevole alla mozione della maggioranza.
In attesa della legge sul testamento biologico, dunque — e “nella piena convinzione che nel nostro Paese nessuno debba più morire di fame e di sete“, come recita la premessa — il Senato ha impegnato il governo “a garantire che l’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere negate da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi’‘.
E a me pare che le parole di quel testo, peraltro accuratamente modificato, siano una promessa minacciosa. Che disegna per la legge che verrà un campo di azione tale da non garantire a nessuno di noi la libertà di scegliere forme di cura, o di non-cura, per noi stessi e/o per i nostri cari.
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update 11 febbraio. Nel nutrito dibattito sul post citato emerge, a un certo punto, un nodo classico, del tipo vizi privati/pubbliche virtù. Vedere in particolare l’intervento di maurizio (iniziale minuscola) e la risposta di Marco Cattaneo.
Add comment 11 Febbraio 2009
Concilia?
Riecco le ordinanze creative. Questa di Padova è creativissima, molto meglio del muro e delle multe ai clienti delle prostitute: chi viene beccato a comprare o consumare droghe in pubblico ha due possibilità: 500 euro o Sert.
Dov’è la creatività, dite? Nel fatto che l’alternativa vale per tutte le sostanze, per chi si buca come per chi si fa una canna, ché mandare questi ultimi ai servizi ch si occupano di tossicodipendenze è utilissimo, come si sa.
Non bastasse, Zanonato ha già trovato i suoi fan: c’è il sindaco di Vicenza che quasi quasi un’ordinanzina la fa pure lei ma pure il centrodestra veneziano gradirebbe. Per fortuna Cacciari ancora resiste e Bettin parla del rinvio al Sert come «una stupidaggine assoluta».
Credit. L’immagine viene da qui (ma ci sono di sicuro altre fonti). Se poi volete tutto, compreso il sonoro: clic sulla foto, oppure qui.
Add comment 31 Gennaio 2009
Lookautarchia
Non ho tempo, ma la trovata di Lucca andrebbe approfondita oltre il solo appunto che è tutto quanto posso consentirmi al momento.
Il fatto è il divieto di ristorante etnico in centro storico (in periferia, invece, ognuno fa come c…o gli pare) contenuto in un nuovo regolamento comunale. Prima vittima prevista, il kebab, ma la cosa minaccia tutti i cibi non-italiani (o forse non-lucchesi).
Per me, avrei inserito subito e a pienissimo titolo nella serie ordinanze pazze, pur non essendo il provvedimento esattamente un’ordinanza. Perché pare di capire che siamo alle solite (quasi): compresa la richiesta ai gestori di locali di vigilare sul comportamento degli avventori.
Vedo però che perfino Gilioli – di norma lontano da approcci perbenisti-decoristi — riflette, e documenta il dibattito in atto con molti link (due volte grazie, da quiggiù la notizia mi era sfuggita!), ricevendo molti commenti.
Leggendo il tutto, allora, mi pare che il caso – in realtà — metta in evidenza l’esistenza di una malattia più latente ma forse addirittura più grave di quelle prodotte dal solo virus del decoro, innescata dal ben più pericoloso virus della identità (locale, urbana).
Se si guarda la cosa così, infatti, non è più solo questione di cibi, odori, affollamenti, arredi, egoismi commerciali, razzismi e quant’altro – nonostante le apparenze — ma si va a finire ai luoghi comuni (in tutti i sensi) e quindi alle idee di (buona) città. Quasi direttamente.
E lì, come si sa, sono cavoli (non necessariamente neri) …
Add comment 27 Gennaio 2009
Un’idea come un’altra
Add comment 24 Gennaio 2009
Un Obama è un Obama è un Obama
Dato che lì potevano, ora Obama può parlare di responsabilità.
O forse lì hanno potuto perché maneggiavano anche quel concetto insieme ad altri discorsi, anche meno “razionali”, comprendenti pure le passioni e le emozioni.
In ogni caso, quello che è accaduto lì c’entra con gli Usa e con molte altre cose del mondo, ma non rende i democrat italiani un corrispettivo credibile né una cosa potabile. Non più dell’altro ieri (cioè per nulla).
ps. Giusto un pensierino (ché questo un po’ un diario). Altre cose, legate alla mia giornata di ieri, le ho messe (indebitamente) di là ed è inutile ripeterle qui.
1 comment 21 Gennaio 2009
Decorosi deliri
Ieri avevo letto di Bologna, oggi vedo che anche a Firenze non scherzano.
Vuoi vedere che dopo avere fatto da supporto alle più varie ordinanze creative – in una con la sicurezza, beninteso — il solito decoro si trasforma pure in una ragione per battere cassa da parte di Comuni sempre più disperati e disperanti?
Ché nel caso, poi – anche se uno non si sente spesso in sintonia con i commercianti e/o bottegai, e relativi egoismi – qui poi tocca fare pure la rassegna delle tassazioni deliranti…
Cose collegate. A Napoli, invece, siamo sempre meno creativi: il sequestro dei tavolini esterni del Gambrinus (che pure non è un locale “simpatico”) pare sia dovuto semplicemente alla mancanza di un parere della Soprintendenza, e di un permesso di costruzione. Poi si capirà (forse) quale delle due (o altre) ragioni è quella dominante…
Credit. Nell’immagine né Bologna né Firenze: solo l’oggetto di percezioni falsate relative al problema del pull/push. Che poi chi sa se da noi sarebbe tassata pure la scritta ingannatrice, oltre all’avviso Visa.
Add comment 16 Gennaio 2009





