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The Sound of Silence (gente in cerca di)
Essendo la soprascritta una solitaria, e per giunta ormai avviata verso una (onorevole) mezza età — piccolo borghese e malmostosa qb – sarei perfino pronta a capire l’esasperazione di Aldo Grasso.
Però mi chiedo: possibile che fra gli opinionisti non ce ne sia mai nemmeno uno che sia un po’ amante del casino urbano?

ps. Per non parlare del fastidio di altri insospettabili opinionisti per il casino vacanziero (per di più straniero e nordico).
Add comment 2 Agosto 2009
Lookautarchia
Non ho tempo, ma la trovata di Lucca andrebbe approfondita oltre il solo appunto che è tutto quanto posso consentirmi al momento.
Il fatto è il divieto di ristorante etnico in centro storico (in periferia, invece, ognuno fa come c…o gli pare) contenuto in un nuovo regolamento comunale. Prima vittima prevista, il kebab, ma la cosa minaccia tutti i cibi non-italiani (o forse non-lucchesi).
Per me, avrei inserito subito e a pienissimo titolo nella serie ordinanze pazze, pur non essendo il provvedimento esattamente un’ordinanza. Perché pare di capire che siamo alle solite (quasi): compresa la richiesta ai gestori di locali di vigilare sul comportamento degli avventori.
Vedo però che perfino Gilioli – di norma lontano da approcci perbenisti-decoristi — riflette, e documenta il dibattito in atto con molti link (due volte grazie, da quiggiù la notizia mi era sfuggita!), ricevendo molti commenti.
Leggendo il tutto, allora, mi pare che il caso – in realtà — metta in evidenza l’esistenza di una malattia più latente ma forse addirittura più grave di quelle prodotte dal solo virus del decoro, innescata dal ben più pericoloso virus della identità (locale, urbana).
Se si guarda la cosa così, infatti, non è più solo questione di cibi, odori, affollamenti, arredi, egoismi commerciali, razzismi e quant’altro – nonostante le apparenze — ma si va a finire ai luoghi comuni (in tutti i sensi) e quindi alle idee di (buona) città. Quasi direttamente.
E lì, come si sa, sono cavoli (non necessariamente neri) …
Add comment 27 Gennaio 2009
Bravo!
Quando il decoro non è tutto (pure le politiche simboliche possono tornare … utili).
E quando i siti istituzionali provano a essere accessibili, a fornire qualche info e perfino a essere di supporto per le interazioni tra governo locale e cittadinanza.
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ps. Il titolo va letto alla francese.
pps. Certamente sono preda del solito effetto erba del vicino, per giunta estero. Tuttavia …
ppps. Per il decoro, la Mairie de Paris è su Flickr
_______________________ >;-)
Add comment 10 Gennaio 2009
Contro il decoro (urbano)
Ho fretta, ma segnalo che Alessandro Gilioli odia la solfa del decoro quasi quanto me.
E dunque descrive benissimo, a partire dai gesti che si fanno nella pseudo-Belville dove vive la sua compagna, le applicazioni micro, quotidiane, di quel pensiero ipocrita.
E anche qualche ennesima applicazione, meno micro.
1 comment 14 Ottobre 2008
Tutto il mondo è paese?
Leggevo del prof. Steiner, che solleva un vespaio in quel di Londra per avere pubblicamente scusato (almeno un po’) il razzismo.
Quello (magari non correct ma legittimo, dice lui) di chi stava comodamente seduto a casa sua e improvvisamente si ritrova dei nuovi vicini giamaicani, che non solo suonano roba reggae (o rock) tutto il giorno ma, oltretutto, fanno scendere il valore della tua proprietà.
Benché il prof stia in un College di Cambridge, e i suoi oppositori più o meno dalle stesse parti, mi sembrava di sentire discorsi di qui… e mi tornava in mente un passaggio di Enzensberger sulla territorialità.
In rete non trovo tracce utili, e non ricordo qual era il libro, ma il concetto era in un raccontino sul “fastidio” che progressivamente provano i viaggiatori di un treno, via via che lo scompartimento si riempie. Il primo (che stava appunto “a casa sua”) è infastidito dal secondo, ma poi entrambi sono complici nel fastidio per il terzo.
La vera differenza tra qui e Londra, però — temo — è che qui non assisteremmo mai ad accadimenti che lì pare si mescolino a questi discorsi. Tipo: le dimissioni immediate del consigliere politico di un sindaco (peraltro conservatore), su richiesta del sindaco medesimo, per il (solo) fatto che il consigliere in questione ha dichiarato qualcosa del tipo; «se ai caraibici non piace la nuova amministrazione possono tornarsene a casa loro».
Credit. L’immagine viene da qui, e si riferisce a questo film.
Add comment 3 Settembre 2008
L’intellettuale (mitteleuropeo) e la pipì
Immagino che il pezzo sia ironico: un divertissement perfino polemico da fine agosto. E però un po’ mi turba che Claudio Magris — nell’era delle ordinanze creative — scelga di prodursi in un lungo articolo sulla questione della pipì per strada, a Trieste. E pure che il Corriere lo metta in prima, diciamo la verità.
Farla in pubblico è una pessima nuova abitudine, dice Magris, collegata alla scomparsa dei vespasiani ma pure all’aumento del consumo di birra nonché alla scarsa disponibilità di ronde anti-pipì. Del cui dilagare (è il caso di dire) non si era però accorto, vuoi perché non gli capita di vederne tante tracce nelle strade, vuoi a causa “di … distrazione o forse del colpevole egoismo del letterato, insensibile ai bisogni — in senso letterale e traslato — della comunità”.
Che poi, nonostante la situazione triestina sia senza dubbio più lieve di altre, più metropolitane, c’è pure l’aggravante fenomeno locale (dovuto alla morfologia urbana) della pipì in mare, “in cui orinare è tacitamente accettato ma non perciò meno disdicevole, quale profanazione di quel paesaggio ed elemento del mondo che più d’ogni altro evoca l’infinito, l’eros, il divino”.
Arrivati al mare, tuttavia l’ironia di Magris si fa sfottò, meno velato. Così, sempre lievemente, compaiono ipotetiche, volonterose ronde leghiste sicuramente disposte a supplire alla mancanza di vigili urbani nei compiti anti-pipì, nonostante la provenienza generalmente terragnola le renda nei fatti alquanto inadatte alle operazioni necessarie, che dovrebbero estendersi anche alle profondità sottomarine.
In conclusione, dio ci scampi da eventuali ordinanze creativo-preventive anti-pipì che senza dubbio si potrebbero inventare per Trieste o altrove (non so, limiti alla quantità di birra?).
Però — colgo l’occasione — non è che proprio pretendo il Manneken-pis, tuttavia la rimozione della pipì che regna negli spazi pubblici delle nostre città (italiche) — dopo la scomparsa dei vespasiani (peraltro assai discriminatori verso le signore) — a me è sempre sembrata veramente curiosa.
Oltre che fastidiosa, in senso pratico.
Credit. L’immagine originaria sta in questo blog, monotematico, scoperto via NinjaMarketing.
Come altre volte, per l’originale dell’articolo da domani in poi, ché sta in prima, ma non online.
Contrordini. Magris è già online. E dell’ordinanza antipipì si discute davvero, da un bel po’ di giorni (sono troppo poco nordica, perdonate), come riportato in questo altro blog a tema appena scoperto, utilissimo, che vado a inserire in blogroll.
Restano comunque le perplessità di cui all’attacco (temo che una risata non li seppellirà). E i dubbi finali sulla interpretazione della relazione decoro/vita (fisiologica, umana) offerta dalle città italiane, senza toilet.
Add comment 31 Agosto 2008
Ancora il velo
Lo capisco: quella di entrare o non in un posto con il velo non sembra (a noi, ancora) una questione cruciale. Infatti è una questione piccola, che è “montata” anche perché siamo in estate, eccetera.
Che tuttavia — secondo me — fa bene da spia di problemi più seri, che ci sono e ci saranno sempre di più nelle nostre città. E il clima cultural-politico dell’Italia 2008, come si sa, non è proprio dei migliori per affrontarle in modo aperto e intelligente… senza trasformare le città in prigioni e senza pregiudizi.
Insisto, dunque, visto che oggi Corsera ci torna su e intervista i responsabili di altri musei: la soluzione della “identificazione con salvaguardia della privacy” potrebbe essere una ragionevole mediazione. Così come a me pare moltissimo ragionevole la soluzione più privata (e assai meno di mediazione) “scelta” dalle due donne con il burqa che sono andate con le loro famiglie al museo veneziano donde la questione è nata. : “La famiglia è entrata” — racconta la Augusti — “Loro si sono fermate all’ingresso dicendo ai custodi ‘che sapevano di non poter entrare con il volto coperto’”.
Poi, ovviamente, anche in me quel modo di essere donne, rinunciando a un sacco di cose, desta non poche perplessità (diciamo così), ma continuo a pensare che questa è un’altra battaglia (culturale, civile, di genere …), che peraltro si può fare solo con le donne islamiche — poco o molto osservanti — e non certo contro le stesse.
Credit. La foto di Ayaan Hirsi Ali è di Salvador Garcia Bardon (Sagabardon) e sta qui .
3 comments 30 Agosto 2008
Quando si dice la trasparenza
La parte dello sceriffo, a Genova – racconta oggi Marco Imarisio — tocca all’integerrimo assessore alla Sicurezza Francesco Scidone, ex cancelliere di Tribunale, dipietrista e cattolico. Il quale sa che la maggioranza silenziosa (sic) approva quello che stanno facendo.
Ovvero decidere che i bassi debbono tornare a essere negozi o depositi, ospitando esclusivamente attività regolabili con partita Iva e visibili attraverso apposita vetrina. Pene chi non ci sta: sgombero, denuncia penale e sequestro preventivo.
In realtà, le puttane esercitano assai poco nei bassi (già il mitico vecchio professore di De Andrè andava cercando in un portone, come si ricorderà) ma diciamo che la lotta al mestiere è una buona occasione per promuovere una qualche riqualificazione, e anche per qualche prova di forza tra partiti.
Peraltro, l’assessore trova che non si tratta di “provvedimento muscolare”, bensì di “puro buon senso”, anche se in politica tutto può “apparire diverso”. Mentre dall’articolo si evince che ai bassi in sé (e perfino alla lotta contro la prostituzione) gli amministratori genovesi — in effetti — non sono troppo interessati. E’ solo che in giunta si fanno prove generali di alleanze, e conseguenti bracci di ferro, perché lì Rifondazione conta.
Poi, ovviamente, una si immagina che nei bassi di Genova, come in quelli notissimi della mia città, si svolgano certe quantità di vita, legale e non. Talvolta con la sostituzione di abitanti nuovi (spesso immigrati) ai più antichi, ma non saprei con quanto incremento di partite Iva,
Evidentemente però la vita (urbana) non è (più?) questione che riguardi la politica (e a volte neppure le politiche, pubbliche).
Fonte: Corriere della sera (per ora non online).
Ora (30 agosto) in archivio
Update 1 settembre. La storia va avanti, e scendono in campo le femministe di Usciamo dal silenzio e il Comitato per i diritti civili delle prostitute. Le lavoratrici sessuali dei carrugi – dice Pia Covre – sono spesso esse stesse proprietarie dei bassi e le ordinanze di sgombero le mettono sulla strada.
via Ordinanza pazza
Add comment 28 Agosto 2008
La creatività, interpretata
A casa mia, si sono fissati con gli ambulanti abusivi (coloured) che ingombrano una certa passerella. Poi però i vigili sono riusciti a svegliarsi presto e, invece di cacciarli, alla quarta puntata, li hanno prevenuti.
A Termoli, però sono riusciti a fare di meglio.
Cosicché, sempre nel portabagagli, i vigili di là hanno provato a metterci direttamente l’ambulante (nero), che si era “aggrappato” alla merce (pare).
Come si (intra)vede qui. E ora anche su Repubblica.
* * *
update 27 agosto
Per una volta, le considerazioni su ordinanze creative e derive connesse alle suddette, le ho fatte dall’altro lato. Anche per il fatto che uno dei casi che fa discutere in questi giorni riguarda Torre Annunziata.
Add comment 25 Agosto 2008
La decimazione del graffit(ar)o
Con i graffitisti (o graffitari) ce l’hanno un po’ tutti, ma leggo qui che l’ottimo Alemanno ha avuto un altro sussulto di creatività e sta studiando — di concerto con Maroni — forme alternative di punizione per chi viene preso a sporcare i muri. Per esempio, non dovrà cancellare soltanto i graffiti suoi, ma anche altri dieci. La cosa potrebbe partire a breve, ha detto Alemanno (da Cortina) , e potrebbe valere anche per chi fa altre “sciocchezze”.
Perché la strada è cultura solo a volte (magari per la stampa e non per le leggi) e comunque è sempre meglio se i muri sono quelli di un’altra città, ché a nessuno è dato di fare il profeta-graffitista in patria, si sa. Anche fuori d’Italia (non mitizzo), magari solo con un po’ di intelligente (?) tolleranza in più, mentre qui la tolleranza è in netto calo (e l’intelligenza … lasciamo perdere).
A titolo di consolazione — grazie di cuore ai punkpirates per avermi fatto scoprire altre cose da/di graffitisti — guardatevi la notevolissima animazione “dipinta” su pubblici muri, qui sotto. E speriamo che il finale sia solo arte, e non anche realtà …
Posted with vodpod .
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ps. Un link finale, ove mai abbiate dimenticato il senso letterale, e le origini, di decimazione.
Add comment 24 Agosto 2008





