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Decorosi deliri
Ieri avevo letto di Bologna, oggi vedo che anche a Firenze non scherzano.
Vuoi vedere che dopo avere fatto da supporto alle più varie ordinanze creative – in una con la sicurezza, beninteso — il solito decoro si trasforma pure in una ragione per battere cassa da parte di Comuni sempre più disperati e disperanti?
Ché nel caso, poi – anche se uno non si sente spesso in sintonia con i commercianti e/o bottegai, e relativi egoismi – qui poi tocca fare pure la rassegna delle tassazioni deliranti…
Cose collegate. A Napoli, invece, siamo sempre meno creativi: il sequestro dei tavolini esterni del Gambrinus (che pure non è un locale “simpatico”) pare sia dovuto semplicemente alla mancanza di un parere della Soprintendenza, e di un permesso di costruzione. Poi si capirà (forse) quale delle due (o altre) ragioni è quella dominante…
Credit. Nell’immagine né Bologna né Firenze: solo l’oggetto di percezioni falsate relative al problema del pull/push. Che poi chi sa se da noi sarebbe tassata pure la scritta ingannatrice, oltre all’avviso Visa.
Add comment 16 Gennaio 2009
Sono troppo avanti…

Per il nome della nuova sindrome, si accettano proposte. Il concetto da esprimere (agli antipodi di quello condensato dall’ormai notissimo acronimo NIMBY) riguarda comunque la nuova tendenza avvistata a Milano: case che vorrebbero invadere lo spazio delle discariche e non il contrario, come nei casi più comuni.
La notizia mi è capitato di sentirla per caso in un Tg di ieri. Poi, frugando un po’ in giro, ho scoperto che in effetti non era nuova affatto.
In breve, riguarda un nuovo quartiere da costruire su una cava dismessa, già utilizzata come discarica di rifiuti, anche abusivi e dunque non proprio “normali”. (continua…)
2 comments 3 Gennaio 2009
Qui si respira aria di città…
Oggi qualche pensiero urbano l’ho messo in un post sull’altro blog, e dunque non mi ripeto troppo. In breve, il tema è: città ordinatamente disordinate e cittadini che producono spazi pubblici (che non sono due cose slegate).
Sulla prima parte del ragionamento, lo spunto mi veniva da una mail ricevuta ieri da un’amica — provvisoriamente all’estero — che citava come esempio di disordine ordinato la scelta ( intelligente) osservata a proposito di strisce per il parcheggio “in una strada piuttosto stretta, dove però non si può fare a meno di parcheggiare”. La soluzione è: da uno dei 2 lati della strada, le strisce sono in parte disegnate sul marciapiede.
Però provate a spiegarglielo al Cioni, o agli altri amministratori delle ordinanze creative.
Sulla seconda parte del ragionamento, oltre a retropensieri un po’ colti e più o meno “specialistici”, un bell’aiuto mi veniva da un lungo (e bell’) articolo di Luca Rossomando su Napoli, che ho messo in uno degli archivi-articoli di là.
Luca racconta varie “(buone) pratiche” cittadine, anche in quartieri abitualmente definiti Bronx, e sostiene che la “vivibilità” non è qualcosa che si conceda/riceva dall´alto, e che invece “le persone sono capaci di “pensare” un luogo e di trasformarlo di conseguenza. Questo accade, spesso, se c´è qualcuno capace di prendere l´iniziativa, di accendere una scintilla, di mettere in moto una voglia”.
Po, dice ancora Luca, ovviamente “ogni storia è differente, ma in molti casi salta agli occhi una caratteristica: chi si organizza lo fa al di fuori del proprio ruolo, al di là di ogni specializzazione, attivando risorse latenti, assopite, che nessuno gli aveva richiesto fino a quel momento. Gli amministratori, per definizione, dovrebbero limitarsi a creare le condizioni di questo risveglio: tenere in ordine la città, far funzionare i servizi”.
Anche a qui, condivido moltissimo, ma dubito che si riuscirà mai a convincere gli stessi di cui sopra anche solo a … provarci.
Credit. L’immagine (ripeto anche quella: oggi massima sinergia con moi meme) viene dalla copertina di questo libro mediterraneo.
Add comment 10 Settembre 2008





