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Lookautarchia
Non ho tempo, ma la trovata di Lucca andrebbe approfondita oltre il solo appunto che è tutto quanto posso consentirmi al momento.
Il fatto è il divieto di ristorante etnico in centro storico (in periferia, invece, ognuno fa come c…o gli pare) contenuto in un nuovo regolamento comunale. Prima vittima prevista, il kebab, ma la cosa minaccia tutti i cibi non-italiani (o forse non-lucchesi).
Per me, avrei inserito subito e a pienissimo titolo nella serie ordinanze pazze, pur non essendo il provvedimento esattamente un’ordinanza. Perché pare di capire che siamo alle solite (quasi): compresa la richiesta ai gestori di locali di vigilare sul comportamento degli avventori.
Vedo però che perfino Gilioli – di norma lontano da approcci perbenisti-decoristi — riflette, e documenta il dibattito in atto con molti link (due volte grazie, da quiggiù la notizia mi era sfuggita!), ricevendo molti commenti.
Leggendo il tutto, allora, mi pare che il caso – in realtà — metta in evidenza l’esistenza di una malattia più latente ma forse addirittura più grave di quelle prodotte dal solo virus del decoro, innescata dal ben più pericoloso virus della identità (locale, urbana).
Se si guarda la cosa così, infatti, non è più solo questione di cibi, odori, affollamenti, arredi, egoismi commerciali, razzismi e quant’altro – nonostante le apparenze — ma si va a finire ai luoghi comuni (in tutti i sensi) e quindi alle idee di (buona) città. Quasi direttamente.
E lì, come si sa, sono cavoli (non necessariamente neri) …
Add comment 27 Gennaio 2009
Tutto il mondo è paese?
Leggevo del prof. Steiner, che solleva un vespaio in quel di Londra per avere pubblicamente scusato (almeno un po’) il razzismo.
Quello (magari non correct ma legittimo, dice lui) di chi stava comodamente seduto a casa sua e improvvisamente si ritrova dei nuovi vicini giamaicani, che non solo suonano roba reggae (o rock) tutto il giorno ma, oltretutto, fanno scendere il valore della tua proprietà.
Benché il prof stia in un College di Cambridge, e i suoi oppositori più o meno dalle stesse parti, mi sembrava di sentire discorsi di qui… e mi tornava in mente un passaggio di Enzensberger sulla territorialità.
In rete non trovo tracce utili, e non ricordo qual era il libro, ma il concetto era in un raccontino sul “fastidio” che progressivamente provano i viaggiatori di un treno, via via che lo scompartimento si riempie. Il primo (che stava appunto “a casa sua”) è infastidito dal secondo, ma poi entrambi sono complici nel fastidio per il terzo.
La vera differenza tra qui e Londra, però — temo — è che qui non assisteremmo mai ad accadimenti che lì pare si mescolino a questi discorsi. Tipo: le dimissioni immediate del consigliere politico di un sindaco (peraltro conservatore), su richiesta del sindaco medesimo, per il (solo) fatto che il consigliere in questione ha dichiarato qualcosa del tipo; «se ai caraibici non piace la nuova amministrazione possono tornarsene a casa loro».
Credit. L’immagine viene da qui, e si riferisce a questo film.
Add comment 3 Settembre 2008
Vietato essere antipatici
Stavo (più o meno) perdendo tempo dentro Facebook, pure io (invece che fra blog). Ma anche lì, fra un cazzeggio e l’altro, pure se ti sei distratta, le brutte notizie che girano ti raggiungono.
Così, apprendo via Ciwati (a sua volta via Gilioli e in definitiva via Repubblica) dell’ultima ordinanza creativa (ma a questo punto forse l’aggettivo non va più usato, neppure ironicamente): numero verde per segnalazioni anche anonime di eventuali extracomunitari clandestini in territorio italico. Inventata a Cantù (Como).
Il sindaco è convintissima che non sia delazione, bensì partecipazione: troppi immobili affittati a clandestini, il che è un reato da perseguire.
Il nuovo servizio è già in funzione, come da verifica pratica di Gilioli: in attesa del numero verde, le segnalazioni si fanno al centralino dei vigili urbani. Anche quelle false, naturalmente.
update. Poi stamattina, leggendo i giornali, mi venivano delle associazioni di idee. Fra la notzia di sopra e quella su Veltroni che scrive direttamente a Fini per chiedere di discutere presto una legge costituzionale sul diritto di voto (alle amministrative) agli immigrati regolari.
Nel senso che non mi riesce di dare torto a Castelli, quando dichiara che il segretario del Pd è il «maitre a penser delle cause perse».
Add comment 2 Settembre 2008





