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Quando si dice la trasparenza
La parte dello sceriffo, a Genova – racconta oggi Marco Imarisio — tocca all’integerrimo assessore alla Sicurezza Francesco Scidone, ex cancelliere di Tribunale, dipietrista e cattolico. Il quale sa che la maggioranza silenziosa (sic) approva quello che stanno facendo.
Ovvero decidere che i bassi debbono tornare a essere negozi o depositi, ospitando esclusivamente attività regolabili con partita Iva e visibili attraverso apposita vetrina. Pene chi non ci sta: sgombero, denuncia penale e sequestro preventivo.
In realtà, le puttane esercitano assai poco nei bassi (già il mitico vecchio professore di De Andrè andava cercando in un portone, come si ricorderà) ma diciamo che la lotta al mestiere è una buona occasione per promuovere una qualche riqualificazione, e anche per qualche prova di forza tra partiti.
Peraltro, l’assessore trova che non si tratta di “provvedimento muscolare”, bensì di “puro buon senso”, anche se in politica tutto può “apparire diverso”. Mentre dall’articolo si evince che ai bassi in sé (e perfino alla lotta contro la prostituzione) gli amministratori genovesi — in effetti — non sono troppo interessati. E’ solo che in giunta si fanno prove generali di alleanze, e conseguenti bracci di ferro, perché lì Rifondazione conta.
Poi, ovviamente, una si immagina che nei bassi di Genova, come in quelli notissimi della mia città, si svolgano certe quantità di vita, legale e non. Talvolta con la sostituzione di abitanti nuovi (spesso immigrati) ai più antichi, ma non saprei con quanto incremento di partite Iva,
Evidentemente però la vita (urbana) non è (più?) questione che riguardi la politica (e a volte neppure le politiche, pubbliche).
Fonte: Corriere della sera (per ora non online).
Ora (30 agosto) in archivio
Update 1 settembre. La storia va avanti, e scendono in campo le femministe di Usciamo dal silenzio e il Comitato per i diritti civili delle prostitute. Le lavoratrici sessuali dei carrugi – dice Pia Covre – sono spesso esse stesse proprietarie dei bassi e le ordinanze di sgombero le mettono sulla strada.
via Ordinanza pazza
Add comment 28 Agosto 2008
….. 5 pointz
La foto qui a lato è del 2005, ma stamattina Repubblica (articolo e galleria) proponeva come una novità il caso di Five Points, sorta di laMecca dei graffitisti (ignoto fin qui anche a me).
La periferia diventa museo, si legge molto italianamente nel titolo. Per fortuna, però, non è così: navigare per credere.
Un po’ di storia del caso si trova qui (anche in spagnolo) e qui, con immagini (fatte a Pasqua 2007). Altre immagini si trovano qui e moltissime su Flickr. Dalle 300 e oltre foto di Barrybar — per il quale The Institute for Higher Burning è il posto where artists are welcome and don’t need to dodge the cops — a quelle di Otherthings.
Dai commenti a questa foto, peraltro, ci si può convincere che non di museo si tratta, ma di tutt’altra cosa: mutata e mutante. Tanto che si può fare la storia di un singolo muro… E poi, ovviamente, su Youtube ci sono i video (si può partire da qui).
Sul passato più lontano del quartiere — debitamente malfamato e noto fra l’altro per essere stato il luogo delle Gangs of NY di Martin Scorsese (che però ne ha ricostruito l’aspetto ottocentesco a Cinecittà) — molte altre risorse, fra cui questa storia. Titolo inequivocabile: Where “The Gangs” Lived.
Chi sa… venisse qualche spunto ai nostri austeri sindaci antigraffitari?
La foto da Flickr è una delle molte intitolate semplicemente Queens, NYC, di Barrybar
Add comment 18 Novembre 2007





