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E ora, ecco a voi il divieto preventivo

Per il solito kebab (anche se a proporlo ancora nessuno ci ha provato, lì nel bergamasco), e per i phone center (che invece il problema si era già presentato).
Niente telefono casa, dunque. Solo per “questione di decoro”, mica per altro…
E poi il divieto preventivo riguarderebbe pure le pizzerie (sempre se qualcuno volesse). Ma non le periferie, chè lì il decoro è meno importante, come si sa.
via Civati
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ps. Poi ci sarebbero un po’ di dettagli e aggiornamenti per la questione burkini, ma ne parliamo un’altra volta ché qui si va a 3 all’ora.
Add comment 20 Agosto 2009
The Sound of Silence (gente in cerca di)
Essendo la soprascritta una solitaria, e per giunta ormai avviata verso una (onorevole) mezza età — piccolo borghese e malmostosa qb – sarei perfino pronta a capire l’esasperazione di Aldo Grasso.
Però mi chiedo: possibile che fra gli opinionisti non ce ne sia mai nemmeno uno che sia un po’ amante del casino urbano?

ps. Per non parlare del fastidio di altri insospettabili opinionisti per il casino vacanziero (per di più straniero e nordico).
Add comment 2 Agosto 2009
Ordinanze creative. Seconda serie
update 29 luglio (ieri non riuscivo a trovare il video).
Solo per dire: chi sa se da noi una situazione di questo tipo sarebbe ritenuta sufficientemente decorosa. E divertente.
Poi, ovviamente, anche lì c’è sempre qualcuno che non è d’accordo, ma questa è un’altra storia.
Mi pare di capire che l’estate sia la stagione preferita dai sindaci per sbizzarrirsi con le ordinanze. Forse perché, con il caldo, le persone stanno di più per strada, cioè nello spazio pubblico più elementare che esista.
Anche quest’anno, quindi, è iniziata la sequenza.
Add comment 28 Luglio 2009
Those were innocent times
Leggevo questo articolo (e questo) sul nuovo scandalo manifesti in quel di Napoli.
In effetti, nelle foto che accompagnano la notizia, il poster sotto accusa non si vede mai benissimo, ma si riesce comunque a capire che l’oggetto incriminato è abbastanza brutto. Il che, tuttavia, non mi sembra una ragione sufficiente per consideralo istigazione alla pedofilia e — dunque — chiederne la rimozione. Anche se il sindaco di Napoli è già scesa in campo, proprio come era avvenuto qualche mese fa per una discussa pubblicità di moda, che qualcuno ha ritenuto offensiva per le donne e/o per il Brasile, rimossa prontamente-ma-non-tanto dai muri della città.
Procedendo per associazioni di idee, e superata la rabbia che sempre mi provocano le censure (per di più stupide), la notizia mi ha fatto tornare alla memoria una famosa pubblicità del Coppertone di quando ero bambina.
Se vince il bacchettonismo un po’ paranoico di oggi — pensavo — quella pubblicità diventa un vero cimelio: nulla del genere potrà più comparire sui nostri muri. Così mi sono messa a cercare una immagine di quel famoso culetto scoperto da un cucciolo birbante (da mettere in archivio) e ne ho trovate varie versioni. Alcune delle quali sono in questo vecchio post di un blog canadese, dove si confrontano versioni antiche e più recenti di quella pubblicità.
Non saprei dire se le note di Blork valgono anche per altri paesi compreso il nostro, ma certo è alquanto impressionante notare che il divertente culetto, originariamente ben visibile, progressivamente è stato ricoperto e cancellato.
Prima riducendo la visibilità del sedere a una condizione molto simile a quella indotta dalla diffusione dei jeans a vita bassa, poi addirittura con la trasformazione del sedere in una irreale sporgenza mono-natica.
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Credit (e altre curiosità). La versione dell’ad utilizzata qui (1958) viene da questo sito. Mentre nella dida a quest’altra versione (1959) si discute ancora di trasformazioni della grafica, ma relative al colore delle parti esposte al sole e dunque legate alla preoccupazione crescente per i rischi connessi all’abbronzatura e non per la pedofilia.
La bambina, poi, è a sua volta una sostituzione. Per ragioni di correctness, ché in origine lo slogan (Don’t Be a paleface) era associata all’immagine di un indiano.
2 comments 8 Maggio 2009
Concilia?
Riecco le ordinanze creative. Questa di Padova è creativissima, molto meglio del muro e delle multe ai clienti delle prostitute: chi viene beccato a comprare o consumare droghe in pubblico ha due possibilità: 500 euro o Sert.
Dov’è la creatività, dite? Nel fatto che l’alternativa vale per tutte le sostanze, per chi si buca come per chi si fa una canna, ché mandare questi ultimi ai servizi ch si occupano di tossicodipendenze è utilissimo, come si sa.
Non bastasse, Zanonato ha già trovato i suoi fan: c’è il sindaco di Vicenza che quasi quasi un’ordinanzina la fa pure lei ma pure il centrodestra veneziano gradirebbe. Per fortuna Cacciari ancora resiste e Bettin parla del rinvio al Sert come «una stupidaggine assoluta».
Credit. L’immagine viene da qui (ma ci sono di sicuro altre fonti). Se poi volete tutto, compreso il sonoro: clic sulla foto, oppure qui.
Add comment 31 Gennaio 2009
Lookautarchia
Non ho tempo, ma la trovata di Lucca andrebbe approfondita oltre il solo appunto che è tutto quanto posso consentirmi al momento.
Il fatto è il divieto di ristorante etnico in centro storico (in periferia, invece, ognuno fa come c…o gli pare) contenuto in un nuovo regolamento comunale. Prima vittima prevista, il kebab, ma la cosa minaccia tutti i cibi non-italiani (o forse non-lucchesi).
Per me, avrei inserito subito e a pienissimo titolo nella serie ordinanze pazze, pur non essendo il provvedimento esattamente un’ordinanza. Perché pare di capire che siamo alle solite (quasi): compresa la richiesta ai gestori di locali di vigilare sul comportamento degli avventori.
Vedo però che perfino Gilioli – di norma lontano da approcci perbenisti-decoristi — riflette, e documenta il dibattito in atto con molti link (due volte grazie, da quiggiù la notizia mi era sfuggita!), ricevendo molti commenti.
Leggendo il tutto, allora, mi pare che il caso – in realtà — metta in evidenza l’esistenza di una malattia più latente ma forse addirittura più grave di quelle prodotte dal solo virus del decoro, innescata dal ben più pericoloso virus della identità (locale, urbana).
Se si guarda la cosa così, infatti, non è più solo questione di cibi, odori, affollamenti, arredi, egoismi commerciali, razzismi e quant’altro – nonostante le apparenze — ma si va a finire ai luoghi comuni (in tutti i sensi) e quindi alle idee di (buona) città. Quasi direttamente.
E lì, come si sa, sono cavoli (non necessariamente neri) …
Add comment 27 Gennaio 2009
Decorosi deliri
Ieri avevo letto di Bologna, oggi vedo che anche a Firenze non scherzano.
Vuoi vedere che dopo avere fatto da supporto alle più varie ordinanze creative – in una con la sicurezza, beninteso — il solito decoro si trasforma pure in una ragione per battere cassa da parte di Comuni sempre più disperati e disperanti?
Ché nel caso, poi – anche se uno non si sente spesso in sintonia con i commercianti e/o bottegai, e relativi egoismi – qui poi tocca fare pure la rassegna delle tassazioni deliranti…
Cose collegate. A Napoli, invece, siamo sempre meno creativi: il sequestro dei tavolini esterni del Gambrinus (che pure non è un locale “simpatico”) pare sia dovuto semplicemente alla mancanza di un parere della Soprintendenza, e di un permesso di costruzione. Poi si capirà (forse) quale delle due (o altre) ragioni è quella dominante…
Credit. Nell’immagine né Bologna né Firenze: solo l’oggetto di percezioni falsate relative al problema del pull/push. Che poi chi sa se da noi sarebbe tassata pure la scritta ingannatrice, oltre all’avviso Visa.
Add comment 16 Gennaio 2009
Contro il decoro (urbano)
Ho fretta, ma segnalo che Alessandro Gilioli odia la solfa del decoro quasi quanto me.
E dunque descrive benissimo, a partire dai gesti che si fanno nella pseudo-Belville dove vive la sua compagna, le applicazioni micro, quotidiane, di quel pensiero ipocrita.
E anche qualche ennesima applicazione, meno micro.
1 comment 14 Ottobre 2008
Oltre le ordinanze, sempre più creativi
«… “Non è possibile che ancora ci siano certi comportamenti: — ha tuonato il presidente Berlusconi domenica scorsa — vorrei che sporcare i luoghi pubblici diventi un reato. Bisogna farla finita con i cosiddetti graffiti perché in alcune nostre città sembra di stare in Africa”.
E così nel Consiglio dei ministri di domani il governo presenterà un provvedimento che modifica il codice penale, inasprisce le sanzioni fino a 30 mila euro, fissa nuove norme che incoraggiano i proprietari a ripulire, ma arriva a prevedere anche gli arresti domiciliari e la reclusione che chi scrive sui muri».
E’ l’attacco del pezzo di Filippo Ceccarelli su Repubblica di oggi (non online, al momento). Ma se ne parla anche sul Giornale.
Nella versione Ceccarelli, più che sui dettagli della legge (che sarà presentata dal ministro Prestigiacomo), ci si concentra sulle “incoerenze” di Berlusconi medesimo, e pure di Bossi e Maroni, un tempo entrambi più aperti all’idea di scriverlo sui muri… ma onestamente il tema principale non mi pare quello.
Mentre mi pare preoccupante che a lanciare un salvagente ai writer ci sia solo il solito Sgarbi, che li invita nella “sua” Salemi. E magari anche a Gibellina, o a Gela.
Add comment 9 Ottobre 2008
All’armi, siam condòmini!
Crossposto un po’, anche oggi, ché ho bisogno d’aria, ma il tema è assolutamente da sviluppare. Dicevo anche di là — e ho messo in rassegna stampa l’articolo di Repubblica che mi aveva colpito — che forse siamo pronti per la sindrome NIMBF, di mia invenzione: Not In My Block of Flats.
Perché mi pare che potrebbe partire la guerra alle prostitute non più solo per le strade, ma anche nelle case. E non più solo da parte di sindaci sceriffi e assessori creativi (+ Carfagna, ovviamente), ma anche da parte di tanti singoli cittadini e famiglie (+ solerti amministratori di condominio). Facendo leva — se capisco bene l’appello e gli annunci di Confedilizia e Uppi — sui peggiori sentimenti che spesso proliferano in quei luoghi abbastanza claustrofobici che sono i condominii (salvo i rari casi di vicinati solidali, magari nati da buone pratiche varie).
Dove è già da tempo vietato giocare, fare chiasso, mettere le tapparelle diverse dagli altri eccetera, dove le nuove leggi ora proteggono pure dagli immigrati clandestini (e dai volantini pubblicitari) e dove (sempre ora) qualcuno chiede ancora più leggi, per proteggersi pure dalle vicine puttane (quelle professionali, ché le altre c’è poco da fare).
Dunque, detto in altro modo, dopo l’attacco agli spazi pubblici, inizia l’attacco agli spazi collettivi anche se privati. O proprio perché privati. Fate voi…
Una vera meraviglia!
Add comment 20 Settembre 2008





