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E ora, ecco a voi il divieto preventivo

Per il solito kebab (anche se a proporlo ancora nessuno ci ha provato, lì nel bergamasco), e per i phone center (che invece il problema si era già presentato).
Niente telefono casa, dunque. Solo per “questione di decoro”, mica per altro…
E poi il divieto preventivo riguarderebbe pure le pizzerie (sempre se qualcuno volesse). Ma non le periferie, chè lì il decoro è meno importante, come si sa.
via Civati
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ps. Poi ci sarebbero un po’ di dettagli e aggiornamenti per la questione burkini, ma ne parliamo un’altra volta ché qui si va a 3 all’ora.
Add comment 20 Agosto 2009
Ceci n’est pas Hopper

Lui si chiama Jon Rafman. Vive e lavora a Montreal, Canada, ma le viste di googlestreetviews parlano di situazioni molte e molto diverse, tutte originariamente catturate in quel mondo/modo “senza morale” del progetto Street View di Google, nato semplicemente per arricchire le mappe.
Credit. Avvistato su Repubblica online (chi sa perché è disabilitato il tasto destro per i link esterni, anche se si aprono comunque in un’ altra pagina) ma l’articolo da leggere è quello di Art Fag City, un po’ indirettamente linkato.
Add comment 15 Agosto 2009
The Sound of Silence (gente in cerca di)
Essendo la soprascritta una solitaria, e per giunta ormai avviata verso una (onorevole) mezza età — piccolo borghese e malmostosa qb – sarei perfino pronta a capire l’esasperazione di Aldo Grasso.
Però mi chiedo: possibile che fra gli opinionisti non ce ne sia mai nemmeno uno che sia un po’ amante del casino urbano?

ps. Per non parlare del fastidio di altri insospettabili opinionisti per il casino vacanziero (per di più straniero e nordico).
Add comment 2 Agosto 2009
Ordinanze creative. Seconda serie
update 29 luglio (ieri non riuscivo a trovare il video).
Solo per dire: chi sa se da noi una situazione di questo tipo sarebbe ritenuta sufficientemente decorosa. E divertente.
Poi, ovviamente, anche lì c’è sempre qualcuno che non è d’accordo, ma questa è un’altra storia.
Mi pare di capire che l’estate sia la stagione preferita dai sindaci per sbizzarrirsi con le ordinanze. Forse perché, con il caldo, le persone stanno di più per strada, cioè nello spazio pubblico più elementare che esista.
Anche quest’anno, quindi, è iniziata la sequenza.
Add comment 28 Luglio 2009
Ma l’amore no
Avesse cominciato ora, non avremmo uno dei suoi principali successi.
Chè gli abitanti di Posillipo non ne possono più delle auto in-sosta-con-amanti che turbano la quiete e (sopratutto) il decoro, e poi sporcano.
Anzi, diciamo che alle coppie dell’altra sera gli è andata pure bene: in assenza di giornali a garantire la privacy, ci sarebbe stata materia pure per i canonici atti osceni in luogo pubblico, ma gli agenti sono stati comprensivi.
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Add comment 25 Luglio 2009
Io faccio l’autarchico. E io di più
Forse ha ragione Rodolfo. Forse il sindaco di Caorle (Venezia), Marco Sarto, ha davvero avuto un’illuminazione e riuscirà a farsi pubblicità a costo zero, sull’onda del marchio dei marchi. E magari ci sarà davvero qualcuno a cui farà piacere un bel Chinotto (niente birra!) “nel posto più chiacchierato del momento, nella spiaggia che si è opposta al gigante planetario”.
Sia come sia, intanto, il caso di Caorle oggi è approdato agli onori della cronaca nazionale (Corsera) grazie alla guerra dichiarata alla CocaCola dal primo cittadino. Che non è nemmeno leghista: ora è a capo di una lista civica di centrodestra, ma nel primo mandato fu di centrosinistra.
La causa della guerra è l’ultimo spot della coca. Quello da tempi di crisi, con Giulia che preferisce il ragù di mammà e addirittura la cena a casa e la partita a carte a varie mondanità ed esotismi. Il quale spot, dunque, arrecherebbe seri danni al turismo italico, o veneto: non saprei.
Lo metto sotto, ove mai vi fosse sfuggito.
Però magari togliete l’audio originale e sostituitelo con la versione toscana registrata da Rublosky (che ho trovato qui), anche se è un po’ più lunga.
Add comment 24 Maggio 2009
Lookautarchia
Non ho tempo, ma la trovata di Lucca andrebbe approfondita oltre il solo appunto che è tutto quanto posso consentirmi al momento.
Il fatto è il divieto di ristorante etnico in centro storico (in periferia, invece, ognuno fa come c…o gli pare) contenuto in un nuovo regolamento comunale. Prima vittima prevista, il kebab, ma la cosa minaccia tutti i cibi non-italiani (o forse non-lucchesi).
Per me, avrei inserito subito e a pienissimo titolo nella serie ordinanze pazze, pur non essendo il provvedimento esattamente un’ordinanza. Perché pare di capire che siamo alle solite (quasi): compresa la richiesta ai gestori di locali di vigilare sul comportamento degli avventori.
Vedo però che perfino Gilioli – di norma lontano da approcci perbenisti-decoristi — riflette, e documenta il dibattito in atto con molti link (due volte grazie, da quiggiù la notizia mi era sfuggita!), ricevendo molti commenti.
Leggendo il tutto, allora, mi pare che il caso – in realtà — metta in evidenza l’esistenza di una malattia più latente ma forse addirittura più grave di quelle prodotte dal solo virus del decoro, innescata dal ben più pericoloso virus della identità (locale, urbana).
Se si guarda la cosa così, infatti, non è più solo questione di cibi, odori, affollamenti, arredi, egoismi commerciali, razzismi e quant’altro – nonostante le apparenze — ma si va a finire ai luoghi comuni (in tutti i sensi) e quindi alle idee di (buona) città. Quasi direttamente.
E lì, come si sa, sono cavoli (non necessariamente neri) …
Add comment 27 Gennaio 2009
Un’idea come un’altra
Add comment 24 Gennaio 2009
Decorosi deliri
Ieri avevo letto di Bologna, oggi vedo che anche a Firenze non scherzano.
Vuoi vedere che dopo avere fatto da supporto alle più varie ordinanze creative – in una con la sicurezza, beninteso — il solito decoro si trasforma pure in una ragione per battere cassa da parte di Comuni sempre più disperati e disperanti?
Ché nel caso, poi – anche se uno non si sente spesso in sintonia con i commercianti e/o bottegai, e relativi egoismi – qui poi tocca fare pure la rassegna delle tassazioni deliranti…
Cose collegate. A Napoli, invece, siamo sempre meno creativi: il sequestro dei tavolini esterni del Gambrinus (che pure non è un locale “simpatico”) pare sia dovuto semplicemente alla mancanza di un parere della Soprintendenza, e di un permesso di costruzione. Poi si capirà (forse) quale delle due (o altre) ragioni è quella dominante…
Credit. Nell’immagine né Bologna né Firenze: solo l’oggetto di percezioni falsate relative al problema del pull/push. Che poi chi sa se da noi sarebbe tassata pure la scritta ingannatrice, oltre all’avviso Visa.
Add comment 16 Gennaio 2009
Bravo!
Quando il decoro non è tutto (pure le politiche simboliche possono tornare … utili).
E quando i siti istituzionali provano a essere accessibili, a fornire qualche info e perfino a essere di supporto per le interazioni tra governo locale e cittadinanza.
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ps. Il titolo va letto alla francese.
pps. Certamente sono preda del solito effetto erba del vicino, per giunta estero. Tuttavia …
ppps. Per il decoro, la Mairie de Paris è su Flickr
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Add comment 10 Gennaio 2009





