L’eterno dibattito sulle Vele di Scampia

31 agosto 2012 at 5:24 pm 2 commenti

post lievemente narcisista ma ogni tanto uno non ce la fa

Vedo che ricomincia – implacabile, come ogni volta dopo qualche fatto di sangue – il dibattito sulle Vele di Scampia (periferia nord di Napoli).
Di questo tema/posto mi sono occupata più  volte, nella mia attività di ricercatore e in quella (da cui ormai mi astengo quasi del tutto) di animatrice del dibattito pubblico  locale.  Oltre un anno fa mi è, perciò, capitato di partecipare a questa iniziativa, promossa da colleghi di dipartimento, dove si discuteva appunto di “Vele che fare?”.  Gli atti di quel convegno sono ora pubblicati qui.

le vele di scampia dal parco

Sul punto specifico, la mia opinione resta quella di allora. Per cui, copio e incollo sotto la parte finale del mio intervento. Una bozza del contributo intero (per eventuali interessati) è qui (visto che il volume non è esattamente un bestseller).

Crediti.  La foto è mia (chi riusasse, è invitato a seguire le indicazioni Creative commons per la condivisione)

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Il dovere di andare avanti (marzo 2011)

… Che fare, allora. Dico in breve la mia opinione.

Quindici anni fa ragionavo molto sulla impopolare ipotesi di ristrutturare le Vele invece che abbatterle. Però per le politiche pubbliche il tempo non è una variabile marginale. E non mi pare “etico” – né sensato – fare finta che non siano mai state prese decisioni.
A torto o a ragione, per motivi che si possono ricostruire (ho provato a farlo:  Lepore 1998, 2005) e perfino con qualche cinismo, in questi anni ha vinto l’idea che il gesto simbolico fosse indispensabile: prima con la decisione di dichiarare le Vele mai più abitabili, poi con quella di abbatterle.
Non credo, perciò, che abbia senso oggi riaprire la disputa sul valore degli edifici in quanto tali. In quella discussione è legittimo avere opinioni diverse ma qui non si tratta di questioni di scuola, o (peggio) di stile …

Io credo che si debba andare avanti. Possibilmente sull’intero programma. Senza creare altri recinti e soprattutto realizzando finalmente le parti immateriali – come si dice in gergo – di quella policy, che non sono mai partite. E impegnandosi per evitare che nuove ferite si abbattano sul quartiere.

Intendiamoci. Può darsi che le Vele oltre a soffrire di difetti comuni a molte megastrutture siano anche una pregevole architettura (urbana).  Se così fosse, tuttavia, non avrebbe senso tenere in piedi una sola Vela, come fosse un comodino, dice una mia amica.
Quel disegno urbano era anche disegno sociale:  Franz Di Salvo aveva un sogno, anche se è diventato un incubo, ed è fallito. E’ fallito il sogno modernista di un intero pezzo di città che avrebbe riprodotto in verticale la socialità del vicolo. Le cose non sono riuscite a fare città. Come altrove, peraltro.
Da tempo, però, ciò che più fa problema a Scampia – se proprio vogliamo parlare di manufatti – non è la qualità (variabile) dei singoli oggetti ma la trama degli spazi collettivi (non solo pubblici), l’insieme dei luoghi dove dovrebbe svolgersi la socialità non pre-ordinata propria della città.

Insomma, la documentazione – e perfino l’omaggio a Franz Di Salvo – nell’era della riproducibilità tecnica, possiamo garantirla in molti altri modi. Per esempio (è una proposta), possiamo raccogliere disegni, scritti, foto, film, testimonianze di cosa le Vele sono state e metterle a disposizione del pubblico in un luogo adatto (a Napoli quel luogo c’è: si chiama PAN). Aiuteranno a riflettere sul passato e sul futuro e resteranno a disposizione di studenti, studiosi e cittadini curiosi e partecipi (se siamo bravi e lo facciamo bene).

Lì a Scampia, però, oggi abbiamo il dovere di fare altro: di provare a dare spazio a un futuro un po’ migliore. Senza camorra (ma questo dipende poco dalle pietre), magari senza monumenti, ma un po’ più … giusto (per usare una parola desueta).
I monumenti verranno poi, forse, con il tempo e non sempre grazie al progetto (pubblico): se quel posto diventerà, infine, città.

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Neapel ist ein Paradies (To be continued) A volte le cose ri-succedono

2 commenti

  • 1. enzo caruso  |  31 agosto 2012 alle 8:18 pm

    per ricominciare, come sempre, va bene , molto bene.

  • 2. L’eterno dibattito sulle Vele | Napoli on Line  |  31 agosto 2012 alle 5:44 pm

    […] blog di Daniela Lepore) Vedo che ricomincia – implacabile, come ogni volta dopo qualche fatto di sangue – il dibattito […]


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[David Grossman, Il libro della grammatica interiore, 1992, or. 1991]

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[Annie Ernaux, Diario dalla periferia, 1994, or.1993)]

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[Jane Jacobs, Vita e morte delle grandi città, 1969, or. 1961)]

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