“la Lepore” su Scampia :-)

7 settembre 2012 at 9:35 am

Felice Pignataro Copio-incollo l’intervista su Repubblica di oggi. Non è “fondamentale” come ha detto qualche mio amico, ma anche all’understatement (e alla riproduzione riservata) c’è un limite.

Con l’occasione, onore a Roberto Fuccillo che è riuscito a mettere nello spazio che aveva pressoché tutto quello che gli avevo rovesciato addosso senza stravolgere il mio pensiero.  E pure al titolista, ché “la Lepore” è meraviglioso (per chi mi conosce).
Mi fa un immenso piacere anche scoprire di essere d’accordo con Gabriele Mazzacca (update 8/9: che ora potete leggere nella versione più articolata  qui).

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Crediti.  L’immagine di Felice Pignataro viene da qui.

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la Repubblica – Napoli
7 settembre 2012

L’intervista
La Lepore: la città non è un Monopoli
di Roberto Fuccillo

“Questa storia del Policlinico a Scampìa mi sembra un po’ una scemenza”. Non ha peli sulla lingua Daniela Lepore, docente presso il dipartimento di Progettazione urbana alla Federico II, da tempo impegnata sul fronte dello sviluppo della città.

L’idea non è utile per il quartiere?
“Di questa benedetta riqualificazione si parla da decenni, ma facendo finta che possa esservi paracadutata dall’inserimento di funzioni pregiate”.

Ovvero, nel nostro caso, l’università.
“Nei primi anni ’90 nacque l’idea di portarvi Agraria. Allora aveva un senso: l’università era uno dei pochi soggetti con soldi disponibili, grazie al lavoro dell’ex ministro Berlinguer. Dunque poteva investire, prendere le Vele e decidere cosa farci. Poi Agraria si sfilò. Nel frattempo l’università era passata
da Tessitore a Trombetti, si cominciò a discutere di insediamenti biotecnologici, ma i soldi erano finiti”.

Però ora c’è l’impegno della Regione.
“Questo è il punto. Finché l’università aveva interesse a investire, poteva anche chiedere al Comune opere e interventi di contesto. Ora invece dovrebbe avere dalla Regione uno stabile in comodato d’uso: finirà per asserragliarsi all’interno delle mura, temendo furti e vandalismi. Alzeranno cancelli e non produrranno nulla. A Scampìa si illudono che l’università porti un po’ di vita: il pizzaiolo per lo studente, la bottega per le fotocopie e così via. Faccio presente che a Monte Sant’Angelo solo ora, dopo vent’anni, si comincia a vedere qualcosa del genere”.

La soluzione?
“Riqualificare prima il tutto, con serie politiche sociali e di sicurezza”

Anche questa forse la sentiamo da troppi anni.
“Lo dico chiaro e tondo: servono soggetti privati. L’edilizia popolare e le funzioni pubbliche non sono in grado di cambiare gli attori sulla scena”.

Sta dicendo che dei veri investitori potrebbero mutare il tessuto sociale della zona?
“Nei primissimi anni ’90 ci fu anche chi teorizzò di prendere due Vele e metterle sul mercato, per vedere poi cosa ne avrebbero fatto. Si trattava di abbattere dei vincoli. Ora invece stiamo ancora a discutere se abbattere le Vele stesse, senza saper poi che fare del buco nero che resterebbe: potrebbe davvero diventare l’ipermercato della droga”.

Il privato di solito chiede qualcosa in cambio.
“Non mi scandalizza che i privati cerchino un loro utile. L’importante è che la contrattazione sia trasparente”.

Sta denunciando anche lei le rigidità del piano regolatore?
“Siamo andati avanti con l’idea del bando alla rendita. Salvo poi arrivare ad accordi sottobanco”.

E il Policlinico?
“No, basta, della riunificazione dei Policlinici si discute da dopo il terremoto. E poi, perché chi ora una sede l’ha trovata dovrebbe rispostarsi? Se anche ci si credesse, bisognerebbe aprire un tavolo di confronto coi protagonisti, i medici, non affidarsi a una boutade”.

Caldoro non la convince.
“A Napoli stiamo così: de Magistris se ne esce con il quartiere a luci rosse, Cesaro con il Wuf, Caldoro col Policlinico. Come se la città fosse davvero un Monopoli”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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