(crono)programmi

Mi ero persa il sindaco. A proposito di Scampia, ma non soltanto.  De Magistris annuncia infatti una deliberazione straordinaria e addirittura la messa a punto di un modello Scampia.  Che poi utilizzerà (lui, sì, usa la prima persona singolare) anche in altri quartieri degradati come San Giovanni a Teduccio e Pianura.
I quali quartieri hanno caratteri totalmente differenti, da Scampia e fra loro, ma questo che volete che importi?

targa stradale a san giovanni a teduccioPer dire, semplificando, Scampia è un quartiere tutto pubblico, popolato almeno in parte da persone senza lavoro, ostaggio della camorra;  San Giovanni è una zona ex-industriale, con molto degrado e con la sua camorra, ma anche con visibili residui del  tessuto sociale ed economico precedente legato anche alla presenza di un forte movimento operaio, come si diceva una volta;  Pianura è – notoriamente – il regno dell’abusivismo edilizio ma anche un territorio abitato da famiglie giovani e dinamiche, talvolta con qualche capacità imprenditoriale (magari l’abusivismo è anche un po’ un effetto di questo).

Voi lo usereste lo stesso modello (anche a prescindere dal giudizio sul modello in questione e/o dalle idee che avete sui modelli in genere) per questi tre, e magari anche per altri, posti?  Io no.

Update.  Forse per Scampia il “modello” del pm Corona potrebbe funzionare meglio.  Il Cormez, nel titolo, punta sulla frecciata al lungomare “liberato”, ma nell’intervista ci sono varie cose interessanti.

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Crediti.  La foto Innominata è mia  (ma sul tema lui è molto più bravo di me).

ps.  Per eventuali interessati, qui trovate un vecchio paper scritto a 4 mani con un’amica, dove tentavamo di articolare un po’ il ragionamento sulle periferie napoletane.

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11 settembre 2012 at 2:46 pm 2 commenti

il vicesindaco su Scampia

Vogliamo salire di livello rispetto alle strisce pedonali?  domanda, a un certo punto, Roberto Fuccillo  a Tommaso Sodano.
E così si apprende che il Comune di Napoli ci sta pensando, a Scampia.  Dunque, ci saranno i lavori (previsti) nelle scuole, il recupero dello stadio (?) e quello di un vecchio immobile dove ricavare una casa delle associazioni (un po’ di spazio in un immobile nuovo non si può?).
E che poi servono gli interventi fermi da tempo.  Ovvero, il completamento (sic) dell’Università e “soprattutto quello di 180 alloggi”.
Ecco, quel soprattutto è tutto un programma.  Preoccupante.

Anche  perché – se la mettiamo come la mette il vicesindaco – si potrà dire, al prossimo morto (?), che sì  è vero le cose  non sono andate avanti come dovevano andare ma è colpa del patto di stabilità.

l'inaugurazione della piazza Telematica a Scampia

Poi ovviamente c’è la questione che con le case,  e altre pietre – da sole – la riqualificazione non … succede.  Ma di questo si è già detto troppe volte.

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Crediti.  La foto si riferisce all’inaugurazione (2004) della sedicente Piazza telematica di Scampia (poi Urp, poi deposito) e viene da questa gallery.

10 settembre 2012 at 2:05 pm 1 commento

social, politique et poétique

L’oggetto di cui al titolo sarebbe il libro.  Secondo i 450 francesi (o francofoni, non saprei) che lavorano nel mondo dell’editoria + Giorgio Agamben che hanno lanciato l’appello pubblicato il 5 settembre da Le Monde e oggi riproposto da Repubblica.
L’articolo in italiano  – coerentemente (?) – non è era online (ora è in archivio poi lo aggiungerò dall’archivio nei prossimi giorni).

Fossi stata nella redazione cultura di Repubblica, forse avrei proposto di tradurre quest’altro articolo. In ogni caso, mi iscrivo all’elenco dei desolati.

L’originale, firme comprese, sta qui. Donde viene anche l’immagine (con qualche ritocco).

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ps. Nella stessa pagina, la notizia che Philip Roth ce l’ha con Wikipedia, che non corregge gli errori .  Però gli enciclopedici gli hanno risposto: «Capiamo l’argomentazione che l’autore è la massima autorità sul suo lavoro, ma le nostre regole impongono fonti secondarie».

8 settembre 2012 at 1:05 pm

“la Lepore” su Scampia :-)

Felice Pignataro Copio-incollo l’intervista su Repubblica di oggi. Non è “fondamentale” come ha detto qualche mio amico, ma anche all’understatement (e alla riproduzione riservata) c’è un limite.

Con l’occasione, onore a Roberto Fuccillo che è riuscito a mettere nello spazio che aveva pressoché tutto quello che gli avevo rovesciato addosso senza stravolgere il mio pensiero.  E pure al titolista, ché “la Lepore” è meraviglioso (per chi mi conosce).
Mi fa un immenso piacere anche scoprire di essere d’accordo con Gabriele Mazzacca (update 8/9: che ora potete leggere nella versione più articolata  qui).

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Crediti.  L’immagine di Felice Pignataro viene da qui.

:: (altro…)

7 settembre 2012 at 9:35 am

A volte le cose ri-succedono

per la serie a volte mi pare di avere la memoria di un elefante

Forse questo è solo un update del post sotto, e forse no.  Il fatto è che oggi la stampa locale ci informa che è (ri)cominciata un’altra storia (ahimè) già vista*:  la protesta della zona Nord di Napoli contro la ‘politica dell’immagine’  centro-centrica.

Si ignora, come sempre, se e come la protesta continuerà.  A me comunque è tornato alla mente che nel 1997, proprio dalla protesta dei parroci della periferia Nord iniziò l’arco discendente del successo di Antonio Bassolino. O almeno questa è da tempo la mia interpretazione (per quel che riguarda i tempi).
Così ho perso un po’ di tempo negli archivi per ricostruire una piccola, essenziale, rassegna stampa di articoli risalenti a gennaio 1997.  Ci sono (non me li ricordavo) ben tre pezzi di Peppe D’Avanzo, che non amava troppo occuparsi di Napoli ma in casi gravi veniva inviato a casa.  Raccomando soprattutto l’intervista a Bassolino.
Il quale – chi sa –  forse non sarebbe troppo in disaccordo con la mia periodizzazione, a giudicare dall’attacco dell’intervista:  «Antonio Bassolino, sindaco di Napoli, è indeciso se incenerirti con un’ occhiata o sorriderti in faccia fraternamente. Scarica la tensione accendendo un’ altra sigaretta, che succhia con avidità, e opta per la seconda scelta. Sorride. “Per qualche anno è stato di moda dire bene di me. Forse, è cominciata una nuova moda. Che vuole che le dica. Non mi fa né caldo né freddo. Lavoro per la città, non per la mia immagine o per i media”».

Buona lettura. Io ho condiviso la mia memoria, poi ognuno farà le sue personali considerazioni su eventuali somiglianze/differenze con i casi attuali.

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 Non me lo ricordate, lo so:   la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa (ma non è su questo che mi concentrerei)

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ps.  Anche il mio amico Giovanni Laino ha buona memoria e oggi riassume in 10 punti molte delle cose dette e ridette mille volte in altri anni (e anche quest’anno, per la verità).

pps  per i più interessati (e fissati). Alle origini della protesta del ’97 c’è la storia della voragine che si era aperta un anno prima a Secondigliano.  Quest’altra storia l’ha raccontata magistralmente Luca Rossomando, qui.

4 settembre 2012 at 3:36 pm 1 commento

L’eterno dibattito sulle Vele di Scampia

post lievemente narcisista ma ogni tanto uno non ce la fa

Vedo che ricomincia – implacabile, come ogni volta dopo qualche fatto di sangue – il dibattito sulle Vele di Scampia (periferia nord di Napoli).
Di questo tema/posto mi sono occupata più  volte, nella mia attività di ricercatore e in quella (da cui ormai mi astengo quasi del tutto) di animatrice del dibattito pubblico  locale.  Oltre un anno fa mi è, perciò, capitato di partecipare a questa iniziativa, promossa da colleghi di dipartimento, dove si discuteva appunto di “Vele che fare?”.  Gli atti di quel convegno sono ora pubblicati qui.

le vele di scampia dal parco

Sul punto specifico, la mia opinione resta quella di allora. Per cui, copio e incollo sotto la parte finale del mio intervento. Una bozza del contributo intero (per eventuali interessati) è qui (visto che il volume non è esattamente un bestseller).

Crediti.  La foto è mia (chi riusasse, è invitato a seguire le indicazioni Creative commons per la condivisione)

(altro…)

31 agosto 2012 at 5:24 pm 2 commenti

Neapel ist ein Paradies (To be continued)

Piccolo riassunto (parziale, fazioso) di news agostane sul/del Sindaco di Napoli.
Se ho tempo/voglia poi lo completo ma sul paradiso sono diventata impaziente e  non riesco più ad aspettare l’ultima settimana.
Non c’è che fare:  non riesco ad apprezzarlo. de magistris E nemmeno a prenderlo sul serio.

1 agosto
Servono le liste arancioni.  Corriere del Mezzogiorno
twit:  Vendola con l’UDC, polo della speranza, anzi no,  forse si,  ma anche no,  certo che si’,  si puo’ fare, anzi parecchio … diciamo qualcosa di sinistra!!

3 agosto
twit:  Il boia della morte lavora ancora in 43 stati del mondo.  Nel 2011 aumentate esecuzioni. #Napoli è contro la #penadimorte

(altro…)

25 agosto 2012 at 10:52 am

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città

La sera scese sul vicinato ... Dalle case salivano odori di frittura e profumi di insalate tagliate sottili, e una freshezza rugiadosa di cetrioli sbucciati da bagnare nello yogurt, o nella panna acida se ce n'è, e odori di cipolle che avvolgono l'aringa in piccoli piatti, e frittate che saltano nelle padelle, e fette di pane al cumino che si tagliano in tavola. Cieli d'estate si annerivano lentamente sull'orlo dell'orizzonte. Dal terzo piano salivano nuove note del pianoforte...
[David Grossman, Il libro della grammatica interiore, 1992, or. 1991]

Su Libération, lo storico Jacques Le Goff afferma: "Il metrò mi disorienta". La gente che prende il metrò tutti i giorni si sentirebbe disorientata recandosi al Collège de France? Non abbiamo l'opportunità di verificarlo.
[Annie Ernaux, Diario dalla periferia, 1994, or.1993)]

planners (e altri esperti)

A parte qualche caso di corruzione e una diffusa avidità per la "vigna altrui", all'origine dei nostri guai ci sono, nel complesso, ottime intenzioni.
[Jane Jacobs, Vita e morte delle grandi città, 1969, or. 1961)]

proto-Amazon

25 settembre 1950
Caro Frank, ... Mi spedisca anche l'Oxford Verse, per favore. E non si domandi mai se ho trovato qualcosa da qualche altra parte, non cerco più nulla da nessun'altra parte. Perché mai dovrei farmi tutta la strada fino alla 17th St. per comprare libri sporchi e mal fatti quando ne posso acquistare di puliti e belli da voi senza abbandonare la mia macchina da scrivere? Da questa sedia è infinitamente più vicina Londra che non la 17th Street.
[Helene Hanff, 84 Charing Cross, 1970]

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