Posts tagged ‘divieti’

Atti vietati

Non so più via chi, nel giro consueto tra gli amici Facebook, stamattina avevo avvistato questa notizia: l’ennesima lista di cose vietate negli spazi pubblici (compreso stendere il bucato), inventata, questa volta, da Misano Gera d’Adda, piccolo comune del bergamasco.  Per contorno, il divieto istituito da Romano di Lombardia, valido perfino negli spazi privati:  no agli acquari “sferici o aventi pareti curve”.
Per prima cosa ho pensato che sono sempre più ridicoli.
Poi mi è venuta la curiosità di capire se lo strumento utilizzato per vietare era ancora quello dell’ordinanza e qui la scoperta.

panni stesi

Non siamo più all’ordinanza creativa, l’originalità è penetrata nei regolamenti e quindi, presumo, la follia non è  da attribuire ai soli sindaci – magari in cerca di visibilità – ma è più diffusa. Se non altro nel ceto politico che quei regolamenti li vota e forse anche fra tanti cittadini.

A Misano il divieto di  “esporre o stendere coperte, lenzuola, panni, biancheria, vestiti e similari sulle facciate di edifici confinanti con aree pubbliche” si trova, insieme con  molti altri, nel Regolamento di polizia urbana recentemente modificato e ora entrato in vigore.
Leggere in particolare il capo VI  e spaventarsi.
A iniziare dal titolo del suddetto capo che suona, senza mezzi termini,  Atti vietati. (altro…)

12 agosto 2012 at 7:33 pm

Preziose precisazioni

Leggo su Repubblica di oggi (edizione locale) che il sindaco di Castellammare di Stabia (Na), Luigi Bobbio, ha chiarito puntigliosamente che l’imminente ordinanza creativa (ma in effetti lo strumento, questa volta, non è un’ordinanza bensì un normale regolamento di polizia urbana) che ha suscitato ironie perfino oltre i confini nazionali non vieta affatto di indossare la minigonna.  Solo, prevede sanzioni per le indossatrici di minigonne che lascino vedere (o intravedere, non saprei) gli indumenti intimi.
Nel senso delle mutand(in)e — suppongo —  ché le calze non c’è modo di non vederle.

Inoltre, il sindaco tiene a ricordare a tutti coloro che scrivono l’esistenza di un reato di pubblicazione di notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico (che pare quasi una minaccia, ma magari è solo una mia sensazione).

BB 1971

In definitiva, io resto della mia idea:  la soluzione più sicura, per le amiche di Castellammare che amino le gambe libere, sarà indossare degli short (magari a vita non troppo bassa) inneggiando agli anni ’70 piuttosto che ai ’60.

::

Credit.  L’immagine viene da qui (ma in effetti è da qui)

Vedi anchequi e qui.

24 ottobre 2010 at 5:31 pm 1 commento

La dernière bêtise (à la mode de chez nous)

L’espressione francese rende meglio l’idea, visto che ormai siamo oltre le normali ordinanze pazze e/o creative.
Il luogo è Favara (Agrigento).  L’oggetto è il linguaggio del corpo abitualmente utilizzato in caso di funerali.  Il risultato dell’ennesima ordinanza di un sindaco è che sarà proibito condividere il lutto e il dolore in modo fisico.
Però c’è tempo fino al 10 dicembre per adeguarsi alla nuova regolazione dei sentimenti.

Che poi  il riferimento alle bestie mi pare consono a questo ultimo effetto della doppia, o magari tripla,  sindrome da decoro/sicurezza + ‘influenza suina.

29 novembre 2009 at 11:48 am 1 commento

E ora, ecco a voi il divieto preventivo

ET_aha

Per il solito kebab (anche se a proporlo ancora nessuno ci ha provato, lì nel bergamasco), e  per i phone center (che invece il problema si era già presentato).
Niente telefono casa, dunque. Solo per “questione di decoro”, mica per altro…
E poi  il divieto preventivo riguarderebbe  pure le pizzerie (sempre se qualcuno volesse). Ma non le periferie, chè lì il decoro è meno importante, come si sa.

via Civati

::

ps. Poi ci sarebbero un po’ di dettagli e aggiornamenti per la questione burkini, ma ne parliamo un’altra volta ché qui si va a 3 all’ora.

20 agosto 2009 at 3:12 pm

Aggiornamento ordinanze creative

water_glass230Roma.  Fino al 20 settembre, dalle 21 alle 6 di mattina, sono vietate vendita e “somministrazione” di alcolici per l’asporto. Ma “solo” a Campo de Fiori, Trastevere e Rione Monti, e poi al Pigneto, a San Lorenzo, a Ponte Milvio e ad Ostia.
Dunque, lì, niente birra o drink fuori dai locali, nemmeno nell’orrido bicchiere di plastica.
Per chi si adeguerà alle nuove regole — e questo mi pare il punto più creativo della disposizione — arriva il premio:  un marchio di qualità e la possibilità di una lunga apertura: fino alle 5 del mattino.
Però con “obbligo di dare mezz’ora di tempo perché chi ha bevuto possa smaltire l’ebbrezza, periodo di tempo in cui potrà essere somministrata solo acqua”.

Per la Campania,  invece, rinvio alla ottima sintesi del mio vicino di cortile ottanta/cento, che si è avviato a balnearsi un po’ più a nord.
Dove però certamente non potrà godere del cocco (fresco).  Anche per i motivi di cui al post di sotto.

9 agosto 2009 at 4:33 pm

Lookautarchia

lunica-ammessaNon ho tempo, ma la trovata di Lucca andrebbe approfondita oltre il solo appunto che è tutto quanto posso consentirmi al momento.
Il fatto è il  divieto di ristorante etnico in centro storico (in periferia, invece, ognuno  fa  come c…o gli pare) contenuto in un nuovo regolamento comunale.  Prima vittima prevista,  il kebab, ma la cosa minaccia tutti i cibi non-italiani (o forse non-lucchesi).

Per me, avrei inserito subito e a pienissimo titolo nella serie ordinanze pazze, pur non essendo il provvedimento esattamente un’ordinanza. Perché pare di capire che siamo alle solite (quasi): compresa la richiesta ai gestori di locali di vigilare sul comportamento degli avventori.
Vedo però che perfino Gilioli —  di norma lontano da approcci perbenisti-decoristi — riflette,  e documenta il dibattito in atto con molti link  (due volte grazie, da quiggiù la notizia mi era sfuggita!), ricevendo molti commenti.
Leggendo il tutto, allora, mi pare che il caso —  in realtà — metta in evidenza l’esistenza  di una malattia più latente ma forse addirittura più grave di quelle  prodotte dal solo virus del decoro,   innescata dal ben più pericoloso virus della identità (locale, urbana).

Se si guarda la cosa così,  infatti, non è più solo questione di cibi, odori, affollamenti, arredi, egoismi commerciali, razzismi  e quant’altro —  nonostante le apparenze — ma si va a finire ai luoghi comuni (in tutti i sensi) e quindi alle  idee di (buona) città.  Quasi direttamente.
E lì, come si sa, sono cavoli (non necessariamente neri) …

27 gennaio 2009 at 4:20 pm

Oltre le ordinanze, sempre più creativi

old skool londra«… “Non è possibile che ancora ci siano certi comportamenti: — ha tuonato il presidente Berlusconi domenica scorsa — vorrei che sporcare i luoghi pubblici diventi un reato. Bisogna farla finita con i cosiddetti graffiti perché in alcune nostre città sembra di stare in Africa”.
E così nel Consiglio dei ministri di domani il governo presenterà un provvedimento che modifica il codice penale, inasprisce le sanzioni fino a 30 mila euro, fissa nuove norme che incoraggiano i proprietari a ripulire, ma arriva a prevedere anche gli arresti domiciliari e la reclusione che chi scrive sui muri».

E’ l’attacco del pezzo di Filippo Ceccarelli su Repubblica di oggi (non online, al momento). Ma se ne parla anche sul Giornale.
Nella versione Ceccarelli, più che sui dettagli della legge (che sarà presentata dal ministro Prestigiacomo), ci si concentra sulle “incoerenze” di Berlusconi medesimo, e pure di Bossi e Maroni, un tempo entrambi più aperti all’idea di scriverlo sui muri… ma onestamente il tema principale non mi pare quello.
Mentre mi pare preoccupante che a lanciare un salvagente ai writer ci sia solo il solito Sgarbi, che li invita nella “sua” Salemi. E magari anche a Gibellina, o a Gela.

9 ottobre 2008 at 6:53 am

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La sera scese sul vicinato ... Dalle case salivano odori di frittura e profumi di insalate tagliate sottili, e una freshezza rugiadosa di cetrioli sbucciati da bagnare nello yogurt, o nella panna acida se ce n'è, e odori di cipolle che avvolgono l'aringa in piccoli piatti, e frittate che saltano nelle padelle, e fette di pane al cumino che si tagliano in tavola. Cieli d'estate si annerivano lentamente sull'orlo dell'orizzonte. Dal terzo piano salivano nuove note del pianoforte...
[David Grossman, Il libro della grammatica interiore, 1992, or. 1991]

Su Libération, lo storico Jacques Le Goff afferma: "Il metrò mi disorienta". La gente che prende il metrò tutti i giorni si sentirebbe disorientata recandosi al Collège de France? Non abbiamo l'opportunità di verificarlo.
[Annie Ernaux, Diario dalla periferia, 1994, or.1993)]

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A parte qualche caso di corruzione e una diffusa avidità per la "vigna altrui", all'origine dei nostri guai ci sono, nel complesso, ottime intenzioni.
[Jane Jacobs, Vita e morte delle grandi città, 1969, or. 1961)]

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