Posts tagged ‘pipì’

Feed (convivenza civile, creativa)

Leggendo un paio di post altrui, mi è venuta la curiosità di leggere integralmente le “Norme per la civile convivenza in città” escogitate a Firenze.
Così ora consiglio caldamente a tutti i cultori di ordinanze creative (ma pure a chi si occupa per mestiere o per diletto di vita urbana) una lettura almeno trasversale del lungo e articolato testo, di cui mi appunto qui alcune perle (ma meritano un’occhiata pure le “definizioni” della materia normata, art.2). I neretti sono miei.

Allora, dall’11 agosto, a Firenze è proibito “entrare o salire sui monumenti, … entrare anche parzialmente nelle vasche e nelle fontane o gettarvi o immergervi oggetti, tranne nei casi in cui la tradizione comune prevede di lanciarvi monete“. Proibito “altresì collocare, appoggiare, legare i velocipedi su: barriere di protezione di monumenti, altri elementi di arredo urbano qualora rechi intralcio alla circolazione pedonale e carrabile, altri manufatti prospicienti immobili di rilevante valore architettonico, salvo nei luoghi espressamente consentiti”. E poi, ovviamente, è proibito “sdraiarsi sul suolo pubblico, sui gradini dei monumenti e dei luoghi destinati al culto o alla memoria dei defunti tranne che nei casi previsti dalle singole ordinanze (chi sa in quali casi sarà previsto sdraiarsi nei cimiteri. ndr), sulle panchine, sulla soglia degli edifici prospicienti la pubblica via, ovvero bivaccare, mangiare, bere o dormire in forma palesemente indecente (a giudizio chi sa di chi. ndr) o occupando, con sacchetti o apparecchiature il suolo pubblico”. (altro…)

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5 settembre 2008 at 1:14 pm 12 commenti

L’intellettuale (mitteleuropeo) e la pipì

insegna di una toilet pubblica (forse photoshoppata) Immagino che il pezzo sia ironico: un divertissement perfino polemico da fine agosto. E però un po’ mi turba che Claudio Magris — nell’era delle ordinanze creative — scelga di prodursi in un lungo articolo sulla questione della pipì per strada, a Trieste. E pure che il Corriere lo metta in prima, diciamo la verità.

Farla in pubblico è una pessima nuova abitudine, dice Magris, collegata alla scomparsa dei vespasiani ma pure all’aumento del consumo di birra nonché alla scarsa disponibilità di ronde anti-pipì.  Del cui dilagare (è il caso di dire) non si era però accorto, vuoi perché  non gli capita di vederne tante tracce nelle strade, vuoi a causa  “di … distrazione o forse del colpevole egoismo del letterato, insensibile ai bisogni — in senso letterale e traslato — della comunità”.
Che poi, nonostante la situazione triestina sia senza dubbio più lieve di altre, più metropolitane, c’è pure l’aggravante fenomeno locale (dovuto alla morfologia urbana) della pipì in mare, “in cui orinare è tacitamente accettato ma non perciò meno disdicevole, quale profanazione di quel paesaggio ed elemento del mondo che più d’ogni altro evoca l’infinito, l’eros, il divino”.

Arrivati al mare, tuttavia l’ironia di Magris si fa sfottò, meno velato.  Così, sempre lievemente, compaiono ipotetiche, volonterose ronde leghiste sicuramente disposte a supplire alla mancanza di vigili urbani nei compiti anti-pipì, nonostante la provenienza generalmente terragnola le renda nei fatti alquanto inadatte alle operazioni necessarie, che dovrebbero estendersi anche alle profondità sottomarine.

In conclusione, dio ci scampi da eventuali ordinanze creativo-preventive anti-pipì che senza dubbio si potrebbero inventare per Trieste o altrove (non so, limiti alla quantità di birra?).
Però — colgo l’occasione — non è che proprio pretendo il Manneken-pis, tuttavia la rimozione della pipì che regna negli spazi pubblici delle nostre città (italiche) — dopo la scomparsa dei vespasiani (peraltro assai discriminatori verso le signore) — a me è sempre sembrata veramente curiosa.
Oltre che fastidiosa, in senso pratico.

Credit.  L’immagine originaria sta in questo blog, monotematico, scoperto via NinjaMarketing.
Come altre volte, per l’originale dell’articolo da domani in poi, ché sta in prima, ma non online.

Contrordini. Magris è già online. E dell’ordinanza antipipì si discute davvero, da un bel po’ di giorni (sono troppo poco nordica, perdonate), come riportato in questo altro blog a tema appena scoperto, utilissimo, che vado a inserire in blogroll.
Restano comunque le perplessità di cui all’attacco (temo che una risata non li seppellirà). E i dubbi finali sulla interpretazione della relazione decoro/vita (fisiologica, umana) offerta dalle città italiane, senza toilet.

31 agosto 2008 at 2:42 pm


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La sera scese sul vicinato ... Dalle case salivano odori di frittura e profumi di insalate tagliate sottili, e una freshezza rugiadosa di cetrioli sbucciati da bagnare nello yogurt, o nella panna acida se ce n'è, e odori di cipolle che avvolgono l'aringa in piccoli piatti, e frittate che saltano nelle padelle, e fette di pane al cumino che si tagliano in tavola. Cieli d'estate si annerivano lentamente sull'orlo dell'orizzonte. Dal terzo piano salivano nuove note del pianoforte...
[David Grossman, Il libro della grammatica interiore, 1992, or. 1991]

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[Annie Ernaux, Diario dalla periferia, 1994, or.1993)]

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[Jane Jacobs, Vita e morte delle grandi città, 1969, or. 1961)]

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