Posts tagged ‘spazi pubblici’

Atti vietati

Non so più via chi, nel giro consueto tra gli amici Facebook, stamattina avevo avvistato questa notizia: l’ennesima lista di cose vietate negli spazi pubblici (compreso stendere il bucato), inventata, questa volta, da Misano Gera d’Adda, piccolo comune del bergamasco.  Per contorno, il divieto istituito da Romano di Lombardia, valido perfino negli spazi privati:  no agli acquari “sferici o aventi pareti curve”.
Per prima cosa ho pensato che sono sempre più ridicoli.
Poi mi è venuta la curiosità di capire se lo strumento utilizzato per vietare era ancora quello dell’ordinanza e qui la scoperta.

panni stesi

Non siamo più all’ordinanza creativa, l’originalità è penetrata nei regolamenti e quindi, presumo, la follia non è  da attribuire ai soli sindaci – magari in cerca di visibilità – ma è più diffusa. Se non altro nel ceto politico che quei regolamenti li vota e forse anche fra tanti cittadini.

A Misano il divieto di  “esporre o stendere coperte, lenzuola, panni, biancheria, vestiti e similari sulle facciate di edifici confinanti con aree pubbliche” si trova, insieme con  molti altri, nel Regolamento di polizia urbana recentemente modificato e ora entrato in vigore.
Leggere in particolare il capo VI  e spaventarsi.
A iniziare dal titolo del suddetto capo che suona, senza mezzi termini,  Atti vietati. (altro…)

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12 agosto 2012 at 7:33 pm

La dernière bêtise (à la mode de chez nous)

L’espressione francese rende meglio l’idea, visto che ormai siamo oltre le normali ordinanze pazze e/o creative.
Il luogo è Favara (Agrigento).  L’oggetto è il linguaggio del corpo abitualmente utilizzato in caso di funerali.  Il risultato dell’ennesima ordinanza di un sindaco è che sarà proibito condividere il lutto e il dolore in modo fisico.
Però c’è tempo fino al 10 dicembre per adeguarsi alla nuova regolazione dei sentimenti.

Che poi  il riferimento alle bestie mi pare consono a questo ultimo effetto della doppia, o magari tripla,  sindrome da decoro/sicurezza + ‘influenza suina.

29 novembre 2009 at 11:48 am 1 commento

E ora, ecco a voi il divieto preventivo

ET_aha

Per il solito kebab (anche se a proporlo ancora nessuno ci ha provato, lì nel bergamasco), e  per i phone center (che invece il problema si era già presentato).
Niente telefono casa, dunque. Solo per “questione di decoro”, mica per altro…
E poi  il divieto preventivo riguarderebbe  pure le pizzerie (sempre se qualcuno volesse). Ma non le periferie, chè lì il decoro è meno importante, come si sa.

via Civati

::

ps. Poi ci sarebbero un po’ di dettagli e aggiornamenti per la questione burkini, ma ne parliamo un’altra volta ché qui si va a 3 all’ora.

20 agosto 2009 at 3:12 pm

The Sound of Silence (gente in cerca di)

Essendo la soprascritta una solitaria, e per giunta ormai avviata verso una (onorevole)  mezza età — piccolo borghese e malmostosa qb —  sarei perfino pronta a capire l’esasperazione di Aldo Grasso.
Però mi chiedo:  possibile che fra gli opinionisti non ce ne sia mai nemmeno uno che sia un po’ amante del casino urbano?

londra2006 clerkenwell - urban oasis

ps. Per non parlare del fastidio di altri  insospettabili opinionisti per il casino vacanziero (per di più straniero e nordico).

2 agosto 2009 at 6:09 pm

Ordinanze creative. Seconda serie

update 29 luglio (ieri non riuscivo a trovare il video).
Solo per dire: chi sa se da noi una situazione di questo tipo sarebbe ritenuta sufficientemente decorosa. E divertente.
Poi, ovviamente, anche lì c’è sempre qualcuno che non è d’accordo, ma questa è un’altra storia.

Mi pare di capire che l’estate sia la stagione preferita dai sindaci per sbizzarrirsi con le ordinanze. Forse perché, con il caldo, le persone stanno di più per strada, cioè nello spazio pubblico più elementare  che esista.
Anche quest’anno, quindi, è iniziata la sequenza.

(altro…)

28 luglio 2009 at 5:28 pm

Those were innocent times

Leggevo questo articolo (e questo) sul nuovo scandalo manifesti in quel di Napoli.
In effetti, nelle foto che accompagnano la notizia, il poster sotto accusa non si vede mai benissimo,  ma si riesce comunque a capire che l’oggetto incriminato è abbastanza brutto. Il che, tuttavia, non mi sembra una ragione sufficiente per consideralo istigazione alla pedofilia e — dunque — chiederne la rimozione.  Anche se il sindaco di Napoli è già scesa in campo, proprio come era avvenuto qualche mese fa per una discussa pubblicità di moda, che qualcuno ha ritenuto offensiva per le donne e/o per il Brasile, rimossa prontamente-ma-non-tanto dai muri della città.coppertone_1958_particolare

Procedendo per  associazioni di idee, e superata la rabbia che sempre mi provocano le censure  (per di più stupide),  la notizia mi ha fatto tornare alla memoria una famosa  pubblicità del Coppertone di quando ero bambina.
Se vince  il bacchettonismo un po’ paranoico  di oggi — pensavo — quella pubblicità diventa un vero cimelio:  nulla del genere potrà più comparire sui nostri muri.  Così mi sono messa a cercare una immagine di quel famoso culetto scoperto da un cucciolo birbante (da mettere in archivio) e ne ho trovate varie versioni.  Alcune delle quali sono in questo vecchio post di un blog canadese, dove si confrontano versioni antiche e più recenti di quella pubblicità.

Non saprei dire se le note di Blork valgono anche per altri paesi compreso il nostro,  ma certo è alquanto impressionante notare che  il divertente culetto, originariamente ben visibile,  progressivamente è stato ricoperto e  cancellato.
Prima riducendo la visibilità del sedere a una condizione molto simile a quella indotta  dalla diffusione dei jeans a vita bassa, poi addirittura con la trasformazione del sedere in una irreale sporgenza  mono-natica.

::

Credit (e altre curiosità).  La versione dell’ad utilizzata qui (1958) viene da questo sito. Mentre  nella dida a quest’altra versione (1959)  si discute ancora di trasformazioni della grafica, ma relative al colore delle parti esposte al sole e dunque legate alla preoccupazione crescente per i rischi connessi all’abbronzatura e non per la pedofilia.
La bambina, poi, è a sua volta una sostituzione.  Per ragioni di correctness, ché in origine lo slogan (Don’t Be a paleface) era associata all’immagine di un indiano.

8 maggio 2009 at 2:56 pm 2 commenti

Concilia?

deniro-Noodles sorride nel finale di C'era una volta in AmericaRiecco le ordinanze creative. Questa di Padova è creativissima, molto meglio del muro e delle multe ai clienti delle prostitute:  chi viene beccato a comprare o consumare droghe in pubblico ha due possibilità: 500 euro o Sert.

Dov’è la creatività, dite? Nel fatto che l’alternativa vale per tutte le sostanze, per chi si buca come per chi si fa una canna, ché mandare questi ultimi ai servizi ch si occupano di tossicodipendenze è utilissimo, come si sa.
Non bastasse, Zanonato ha già trovato i suoi fan: c’è il sindaco di Vicenza che quasi quasi un’ordinanzina la fa pure lei ma pure  il centrodestra veneziano gradirebbe.  Per fortuna Cacciari ancora resiste e Bettin parla del rinvio al Sert come «una stupidaggine assoluta».

Credit. L’immagine viene da qui (ma ci sono di sicuro altre fonti).  Se poi volete tutto, compreso il sonoro: clic sulla foto, oppure  qui.

31 gennaio 2009 at 7:15 pm

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La sera scese sul vicinato ... Dalle case salivano odori di frittura e profumi di insalate tagliate sottili, e una freshezza rugiadosa di cetrioli sbucciati da bagnare nello yogurt, o nella panna acida se ce n'è, e odori di cipolle che avvolgono l'aringa in piccoli piatti, e frittate che saltano nelle padelle, e fette di pane al cumino che si tagliano in tavola. Cieli d'estate si annerivano lentamente sull'orlo dell'orizzonte. Dal terzo piano salivano nuove note del pianoforte...
[David Grossman, Il libro della grammatica interiore, 1992, or. 1991]

Su Libération, lo storico Jacques Le Goff afferma: "Il metrò mi disorienta". La gente che prende il metrò tutti i giorni si sentirebbe disorientata recandosi al Collège de France? Non abbiamo l'opportunità di verificarlo.
[Annie Ernaux, Diario dalla periferia, 1994, or.1993)]

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A parte qualche caso di corruzione e una diffusa avidità per la "vigna altrui", all'origine dei nostri guai ci sono, nel complesso, ottime intenzioni.
[Jane Jacobs, Vita e morte delle grandi città, 1969, or. 1961)]

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[Helene Hanff, 84 Charing Cross, 1970]

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