Posts tagged ‘urban’

E ora, ecco a voi il divieto preventivo

ET_aha

Per il solito kebab (anche se a proporlo ancora nessuno ci ha provato, lì nel bergamasco), e  per i phone center (che invece il problema si era già presentato).
Niente telefono casa, dunque. Solo per “questione di decoro”, mica per altro…
E poi  il divieto preventivo riguarderebbe  pure le pizzerie (sempre se qualcuno volesse). Ma non le periferie, chè lì il decoro è meno importante, come si sa.

via Civati

::

ps. Poi ci sarebbero un po’ di dettagli e aggiornamenti per la questione burkini, ma ne parliamo un’altra volta ché qui si va a 3 all’ora.

20 agosto 2009 at 3:12 pm

Ceci n’est pas Hopper

Lui si chiama Jon Rafman. Vive e lavora a Montreal, Canada, ma le viste di googlestreetviews parlano di situazioni molte e molto diverse, tutte originariamente catturate in quel mondo/modo “senza morale” del progetto Street View di Google, nato semplicemente per arricchire le mappe.

Credit. Avvistato su Repubblica online (chi sa perché è disabilitato il tasto destro per i  link esterni, anche se si aprono comunque in un’ altra pagina) ma l’articolo da leggere è  quello di Art Fag City, un po’ indirettamente linkato.

15 agosto 2009 at 3:15 pm

Lookautarchia

lunica-ammessaNon ho tempo, ma la trovata di Lucca andrebbe approfondita oltre il solo appunto che è tutto quanto posso consentirmi al momento.
Il fatto è il  divieto di ristorante etnico in centro storico (in periferia, invece, ognuno  fa  come c…o gli pare) contenuto in un nuovo regolamento comunale.  Prima vittima prevista,  il kebab, ma la cosa minaccia tutti i cibi non-italiani (o forse non-lucchesi).

Per me, avrei inserito subito e a pienissimo titolo nella serie ordinanze pazze, pur non essendo il provvedimento esattamente un’ordinanza. Perché pare di capire che siamo alle solite (quasi): compresa la richiesta ai gestori di locali di vigilare sul comportamento degli avventori.
Vedo però che perfino Gilioli —  di norma lontano da approcci perbenisti-decoristi — riflette,  e documenta il dibattito in atto con molti link  (due volte grazie, da quiggiù la notizia mi era sfuggita!), ricevendo molti commenti.
Leggendo il tutto, allora, mi pare che il caso —  in realtà — metta in evidenza l’esistenza  di una malattia più latente ma forse addirittura più grave di quelle  prodotte dal solo virus del decoro,   innescata dal ben più pericoloso virus della identità (locale, urbana).

Se si guarda la cosa così,  infatti, non è più solo questione di cibi, odori, affollamenti, arredi, egoismi commerciali, razzismi  e quant’altro —  nonostante le apparenze — ma si va a finire ai luoghi comuni (in tutti i sensi) e quindi alle  idee di (buona) città.  Quasi direttamente.
E lì, come si sa, sono cavoli (non necessariamente neri) …

27 gennaio 2009 at 4:20 pm

Un’idea come un’altra

Forse … Ma meglio di altre.
Questa.

ps. e meglio di queste.

24 gennaio 2009 at 12:35 pm

Decorosi deliri

push_pullIeri avevo letto di Bologna, oggi vedo che anche a Firenze non scherzano.
Vuoi vedere che dopo avere fatto da supporto alle più varie ordinanze creative —  in una con la sicurezza, beninteso  — il solito decoro si trasforma pure in una ragione per battere cassa da parte di Comuni sempre più disperati e disperanti?
Ché nel caso, poi —  anche se uno non si sente spesso in sintonia con i commercianti e/o  bottegai, e relativi egoismi —  qui poi tocca  fare pure la rassegna delle tassazioni deliranti

Cose collegate.  A Napoli, invece, siamo sempre meno creativi:  il sequestro dei tavolini esterni del Gambrinus (che pure non è un locale “simpatico”) pare sia dovuto semplicemente alla mancanza di un parere  della Soprintendenza, e di un permesso di costruzione.  Poi si capirà (forse) quale delle due (o altre) ragioni è quella dominante…

Credit. Nell’immagine né Bologna né Firenze:  solo l’oggetto di percezioni falsate relative al problema del pull/push. Che poi chi sa se da noi sarebbe tassata pure la scritta ingannatrice, oltre all’avviso Visa.

16 gennaio 2009 at 5:59 pm

Sono troppo avanti…

areacalchitaeggi_screanzatopo
calchitaeggi_progetto Per il nome della nuova sindrome, si accettano proposte. Il concetto da esprimere (agli antipodi di quello condensato dall’ormai notissimo acronimo NIMBY) riguarda comunque  la nuova tendenza avvistata a Milano:  case che vorrebbero invadere lo spazio delle discariche e non il contrario, come nei casi più comuni.

La notizia mi è capitato di sentirla per caso in un Tg di ieri. Poi, frugando un po’ in giro, ho scoperto che in effetti non era nuova affatto.
In breve, riguarda un nuovo quartiere da costruire su una cava dismessa, già utilizzata come discarica di rifiuti, anche abusivi e dunque non proprio “normali”. (altro…)

3 gennaio 2009 at 7:29 pm 2 commenti

Cose natalizie (fumose)

* * *

* * *

Credit e info. Il racconto di Paul Auster uscì sul NYT a Natale del 1990, e ora fa parte di Smoke. Il testo l’ho trovato qui (e anche, in originale, qui da leggere e qui da sentire).
La macchina fotografica la cui storia si racconta nel video è importante, perché è proprio quella che poi permette, o ispira (chi sa),  il progetto  più o meno folle di “fotografare il tempo”, che si vede in quest’altro pezzo del film.
Buona lettura, o ri-lettura.

* * *

Ho sentito questa storia da Auggie Wren. Siccome Auggie non ne viene fuori molto bene, almeno non bene come egli avrebbe voluto, mi ha chiesto di non usare il suo nome vero. A parte questo, tutti i fatti sul portafoglio smarrito, sulla donna cieca e sulla cena di Natale sono come lui me li ha raccontati. (altro…)

27 dicembre 2008 at 4:23 pm

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La sera scese sul vicinato ... Dalle case salivano odori di frittura e profumi di insalate tagliate sottili, e una freshezza rugiadosa di cetrioli sbucciati da bagnare nello yogurt, o nella panna acida se ce n'è, e odori di cipolle che avvolgono l'aringa in piccoli piatti, e frittate che saltano nelle padelle, e fette di pane al cumino che si tagliano in tavola. Cieli d'estate si annerivano lentamente sull'orlo dell'orizzonte. Dal terzo piano salivano nuove note del pianoforte...
[David Grossman, Il libro della grammatica interiore, 1992, or. 1991]

Su Libération, lo storico Jacques Le Goff afferma: "Il metrò mi disorienta". La gente che prende il metrò tutti i giorni si sentirebbe disorientata recandosi al Collège de France? Non abbiamo l'opportunità di verificarlo.
[Annie Ernaux, Diario dalla periferia, 1994, or.1993)]

planners (e altri esperti)

A parte qualche caso di corruzione e una diffusa avidità per la "vigna altrui", all'origine dei nostri guai ci sono, nel complesso, ottime intenzioni.
[Jane Jacobs, Vita e morte delle grandi città, 1969, or. 1961)]

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25 settembre 1950
Caro Frank, ... Mi spedisca anche l'Oxford Verse, per favore. E non si domandi mai se ho trovato qualcosa da qualche altra parte, non cerco più nulla da nessun'altra parte. Perché mai dovrei farmi tutta la strada fino alla 17th St. per comprare libri sporchi e mal fatti quando ne posso acquistare di puliti e belli da voi senza abbandonare la mia macchina da scrivere? Da questa sedia è infinitamente più vicina Londra che non la 17th Street.
[Helene Hanff, 84 Charing Cross, 1970]

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